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Naturalmente, e come tutti, sono soddisfatto dal risultato elettorale in Francia e ora nel Nord Reno-Vestfalia. Pur tuttavia, e mi assumo ancora una volta il ruolo di chi rischia di guastare non tanto la festa, ma la voglia di festeggiare, faccio notare che l'Italia non è la Francia e neppure il Nord Reno-Vestfalia. Così come il Nord Reno-Vestfalia non è la Francia e neppure l'intera Germania, anche se ne costituisce il land più popoloso .

In particolare, mi sembra che l'equazione ieri in Francia, oggi in Germania - ma bisogna ancora vedere, perchè le lezioni politiche generali, anche lì, si svolgeranno il prossimo anno - domani in Italia, necessiti di una precisa valutazione su come possa essere possibile arrivarci.

Qual è il grande partito socialista che, come in Francia o Germania, dovrebbe battere le destre?

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Questa nota vuole essere un qualcosa a metà tra la provocazione e una seria riflessione politica, che si basa principalmente sull'attuale struttura, composizione ed orizzonte culturale (e ovviamente politico) dei partiti progressisti europei, in primo luogo quindi il Partito del Socialismo Europeo e il Partito della Sinistra Europea.

Sono convinto che entrambi vadano ripensati, c'è bisogno di un rimescolamento di forze, continuare in questa cristallizzazione della teoria delle "due sinistre" a lungo, porterà forze dell'uno e dell'altro verso la rovina, il PASOK greco e la LINKE tedesca sono gli esempi calzanti di questo possibile futuro. Le forze socialiste completamente subalterne all'ideologia dominante (quella del neo-liberismo) sono destinate a risultati elettorali sempre più scarni, le forze radicali che non riescono ad uscire da un isolamento politico che ha cause proprie e non, possono venire cannibalizzate dalla prima "novità" di passaggio, che siano essi "grillini" o "pirati" questo ha poca importanza.

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1 - Crisi di sistema e crisi delle società occidentali

La crisi di sistema del modello economico neo-liberista, iniziata ad esplodere a partire dal 2007, è ormai giunta, a causa dell'evolversi a catena dei cortocircuiti dei processi di finanziarizzazione e terziarizzazione delle economie avanzate, ad un punto di maturazione tale da compromettere la stessa tenuta, nel medio periodo, dei tessuti produttivi delle economie occidentali di fronte alle capacità di espansione globale dei nuovi grandi produttori emergenti .

Il modello di sviluppo attuale, vittima degli squilibri finanziari che ne hanno rappresentato uno dei fondamentali elementi propulsivi, si dimostra non più in condizione di garantire quei livelli di crescita necessari al mantenimento dell'equilibrio sociale su cui l'occidente democratico ha costruito il suo modello di società.

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Non di una casa dei riformisti, alludendo ad una sinistra molto molto moderata che guarda al centro , hanno bisogno i socialisti – e non solo loro -, ma di una casa della sinistra. Di tutta la sinistra a sinistra del PD.

Del resto, l'idea di una casa dei riformisti laici, socialisti, liberali e cattolico democratici, sarebbe strumentale solo al progetto politico del PD che anche oggi, con un'intervista del Messaggero a Massimo D'Alema, ribadisce il convincimento della necessità di un'alleanza progressisti-moderati – di fatto PD, UdC, allargata, nel caso, a Vendola – per il governo del 2013.

Ma il dato elettorale non dice assolutamente questo. E' vero che il PD resta il partito su cui meno si abbattono le macerie che hanno sconvolto il panorama politico italiano, ma anche il PD perde in termine di voti e di percentuali. Se si votasse ora, probabilmente, sarebbe forse il primo partito in Italia, ma un parito comunque del 17-18%. E quei "moderati" a cui vorrebbe allearsi, sono stati, per stessa ammissione del loro leader, Casini, travolti dalle macerie.

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Bellissima ed entusiasmante vittoria di François Hollande, non c'è che dire.

Merito di una chiara campagna socialista e di sinistra. Merito di una sinistra unita e responsabile, già da subito il candidato del Front de Gauche, Mélenchon, aveva dichiarato il suo pieno e incondizionato appoggio ad Hollande. Merito di una sinistra, nel suo complesso, che è saputa tornare a parlare ai propri elettori, strappandoli al non voto e alle destre populiste.

Bella la vittoria di Hollande, ma la Francia non è tutta l'Europa. E Hollande, il PSF e la sinistra francese, non sono l'intera sinistra europea.

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