I conti con la realtà

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Il realismo è la premessa della critica, mentre all'irrealismo è connaturata l'acquiescenza, la favola che si racconta ai bambini perché prendano sonno.

Far finta che in questi giorni, in queste ore, non sia accaduto e non stia accadendo nulla che ci interroga profondamente è pura follia.

Ciò che è successo e sta succedendo, se si vuole aprire gli occhi e non prendere sonno come bambini, si riassume così:

  • E' finito il governo Letta, governo sì di larghe intese ma ancora fortemente "tecnico" e sta per nascere - piaccia o non piaccia - un governo Renzi, magari con la stessa non entusiasmante maggioranza, ma sicuramente più politico. Un governo più politico che ha a capo - anche qui, piaccia o meno - il sgretario di quello che, comunque, è il più grande partito del centro-sinistra.
  • Questo governo - forse in maniera smisuratamente abiziosa, ma, al momento, ce ne sono i presupposti - è un governo che vuole durare fino alla fine della legislatura, nel 2018. Significa che, nel 2015, non si andrà al voto.
  • Per bocca dello stesso presidente del consiglio incaricato, il tempo che resta alla fine della legislatura è destinato ad essere "costituente". Ad occuparsi cioè di "cosucce" come, non solo la legge elettorale, ma il Titolo V della Costituzione, l'assetto istituzionale, ecc. Possiamo portare tutte le considerazioni che si vuole per criticare questa scelta, io stesso dico che una legislatura costituente sarebbe stato preferibile che fosse stata anticipata da un voto costituente, in cui, cioè, tutti i cittadini si esprimessero sapendo cosa andavano ad eleggere, ma la Corte Costituzionale stessa, pur dichiarando incostituzionali parti della legge elettorale con cui si è andati a comporre l'attuale Parlamento, non ne ha messo in discussione la liceità ad operare e legiferare.

A questo si aggiungono altri due accadimenti che, più in particolare, pongono domande alla sinistra e, in essa, più direttamente ai socialisti.

  • Il primo è l'adesione del PD al PSE. Personalmente, sono sempre stato assolutamente favorevole a tale adesione che credo possa portare, non solo chiarezza, ma valore aggiunto alla costruzione di una grande forza del socialismo democratico in Italia, così come esistono in tutto il resto dell'Europa. Certo, e qui sta la critica che mi sento di fare, l'adesione non può essere il mero inserimento di una denominazione nella propria businnes card, ma dovrebbe essere una piena adesione ai programmi politici che il Partito del Socialismo Europeo propone. E su questo, il PD, di stada ne ha ancora molta da fare.
  • Il secondo è che il PSE, adeguandosi a quanto già succede per il gruppo parlamentare a Bruxelles, non si chiamerà più PSE ma Partito dei Socialisti e Democratici. Questo già mi piace meno, perché va in direzione opposta proprio di quanto dicevo sopra, e cioè una richiesta di forte adesione politica del PD al PSE.

Per criticare, però, come afferma chiaramente la frase del filosofo ontologo Maurizio Ferraris che ho voluto mettere come incipit, occorre prendere atto della realtà. L'irrealismo, i voli pindarici, le narrazioni tendono a finire per mantenere lo status quo, addormentanto le coscienze nel rincorrere sogni, piuttosto che riuscire ad incidere e a cambiare realmente.

Quanto accade va anche contestualizzato in un più ampio contesto di quanto avviene nel Paese. E quanto accade è presto detto: negatività di tutti gli indici - e se ne sfornano a decine ogni giorno - che misurano la salute del Paese. Aumento della disoccupazione, aumento della povertà, aumento delle disuguaglianze, ecc.

Unico dato positivo è il contenimento del deficit all'interno del 3% del PIL. A questo, però, ci siamo stati costretti dagli impegni assunti in sede comunitaria. E voglio vedere, tra l'altro, come lo "smisuratamente ambizioso" presidente del consiglio riuscirà a trovare i 40-50 miliardi che serviranno per tener fede all'impegno nel 2014 e, poi, nel 2015, 2016, 2017...

La crisi, noostante assurdi proclami, è ben lungi da essere finita e, come più volte ho affermato, la si affronta non certo con sole politiche nazionali, ma con scelte, come minimo, continentali e, in tal senso, anche cambiando le politiche comunitarie che, fino ad ora, hanno avuto un indirizzo sicuramente governato dalle destre.

Per tutto quanto detto, ritengo sia importante, proprio per cercare, per quanto possibile, di addivinire a questo cambiamento e cercare, comunque, come avrebbe detto Nenni, di farsi carico di chi è rimasto indietro, che la sinistra non si sottragga alla responsabilità di governo e si impegni nelle prossime elezioni europee.

Come socialisti, nel nostro piccolo che, mi permetta il futuro presidente del consiglio, non è un piccolo ricattatorio, se saremo, come mi auguro, nella compagine governativa e nella maggioranza dovremo esserci NON per marcare semplicemente una presenza, ma per poter portare idee e proposte a livello di programma. A questo, deve assolutamente essere vincolata la scelta.

Per quanto riguarda le elezioni europee, stante il nostro già deliberato e certo sostegno alla candidatura del socialista Martin Schulz, pur augurandomi la presenza di una lista socilalista larga, nel permanere dello sbarramento al 4% - sbarramento sulla cui costituzionalità e legalità, anche a livello comunitario, tutto è da vedere e che il compagno Felice Besostri, già autore insieme ad altri del ricorso che ha portato all'abolizione del porcellum, ha messo in discussione con altro ricorso - non mi scandalizzerei se il partito decidesse di prestare proprie candidature ad una lista diversa SE, e solo unicamente, facente riferimento al Partito del Socialismo Europeo e sostenitrice della candidatura di Schulz. La vittoria del candidato del PSE e dei partiti socialisti, social-democratici e labouristi europei è premessa indispensabile a quell'ipotesi di cambiamento del "verso" dell'Europa - per parafrasare uno slogan di Renzi - che è obbiettivo anche delle liste che si rifanno alla sinistra della GUE e che, pur muovendo delle critiche, non mette in discussione la vita e l'importanza della Comunità come, invece, fanno i fronti populisti anti-europei.

Scelte importanti. Come diceva Nenni circa la politica delle cose, cioè la politica CONCRETA: «fai quel che devi, succeda quel che può.»

Pier