Studio Nens: Iva evasa, ecco come recuperare 60 miliardi

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In questi giorni si parla molto di riforma del mercato del lavoro, riforma incentrata fondamentalmente su una maggiore flessibilità - che, per altro già esite, ricordo che dai dati OCSE (strictness of employment protection) più recenti, l'Italia ha un indice di flessibilità dell'1,77, al di sotto della media mondiale del 2,11 e della Germania o dei paesi del nord Europa, del 3,0; tradotto: è più facile licenziare in Italia che in Germania - che sarebbe bilanciata da un'estensione degli ammortizzatori sociali.

Di per se, la proposta, da un punto di vista della logica, potrebbe essere anche accettabile. Si scontra, però, come messo in evidenza da molti, con una estrema scarsità di fondi. La legge di stabilità parla chiaro, anche un'eventuale destinazione di 1,5 miliardi per nuovi ammortizzatori, questi sarebbero del tutto insufficienti a garantire un reale sostegno del reddito e, conseguentemente, a far ripartire l'economia sulla base di una ripresa della domanda interna.

Né, presumibilmente, tale effetto può derivare dall'inserimento in busta paga di parte del TFR. Innanzitutto perché il TFR è già del lavoratore, quantanche a incasso differito, e non aumenta il suo reddito.

Molto più opportuno, probabilemente, sarebbe intervenire sul prelievo fiscale, diminuendo le tasse, soprattutto sul lavoro. Ma anche una tale misura costa e, nell'impossibilità di ulteriori grandi tagli (tagli che comunque vanno fatti), sarebbe opportuno cercare di trovare fondi nel recupero dell'evasione.

Il messaggio è chiaro: meno evasione, meno tasse.

Quache mese fa, l'ex ministro Vincenzo Visco ha presentato uno studio dell'Associazione Nens, passato abbastanza sotto silenzio.

Tale studio (lo potete leggere qui), incentrato sull'IVA, definita la culla dell'evasione, mostra come a reggime (quindi ogni anno a venire) sia possibile recuperare fino a 60 miliardi, da mettere a disposizione per una radicale sforbiciata fiscale, una redistribuzione dei redditi e una maggiore equità.

Una qualche riflessione, su questo studio, varrebbe la pena farla.

Pier