Né errori politici né velleitarismo

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Spero in un'Italia più europea e non in un'Europa più Italiana.

Spero di lasciare a mio figlio - e ai figli di mio figlio, se ne avrà – e a tutte le future generazioni un quadro politico che ci avvicini alle grandi democrazie occidentali e non alla, finora confusa, immagine delle prime, seconde e terze repubbliche italiane.

Un paese dove sia chiara la differenza tra destra e sinistra, perché, vi assicuro, è una differenza che esiste ancora anche se, forse, da aggiornarsi con altri parametri.

Un paese dove, come nel resto d'Europa, ci sia un grande forza di sinistra, una forza capace di raccogliere risultati elettorali del 30% e più degli elettori, una forza socialista e che guardi al Partito del Socialismo Europeo e all'Internazionale Socialista.

Una forza che sia capace di assumersi la responsabilità del governo del paese e del governo dei processi sociali, anche con proposte forti, ma vere e concrete, serie e attuabili.

Da socialista, lo dico ai compagni socialisti dentro e fuori il PSI, vedo, però, due ostacoli. Almeno nell'immediato.

Il primo, voler fare questa grande forza socialista senza il (pur piccolo) PSI. Magari solo per ostilità al suo Segretario o alla sua dirigenza. Sarebbe un grave errore politico. E non solo perché il PSI è l'unico partito italiano aderente al PSE, ma anche perché significa tagliare fuori la storia e la proposta politica socialista del nostro paese – pur con tutti i difetti e gli errori che possano esserci stati e che, come socialisti, per primi, dovremmo riconoscere – degli ultimi cento anni.

Il secondo, il velleitarismo di chi pensa di raggiungere questo risultato partendo dal solo PSI. Al massimo, magari, allargato ai soliti ex, ante, post, ecc. Insomma, l'ennesima costituente. Non si andrebbe da nessuna parte. Anche negli anni di maggior splendore, il PSI non ha mai superato il 14-15% dei voti, risultato ben lontano dalla grande forza di cui sto parlando.

Questa nuova grande forza non può che partire dal PSI, dal PD e da SEL e dalla loro storia, anche non socialista, comunista e post comunista, ma chiaramente progressista e, ormai, dopo la caduta del muro di Berlino, orientata nel solco del socialismo internazionale. Consapevolezza che, altrettanto, deve però animare le compagne e i compagni del PD e di SEL, senza volontà di esclusione o epurazione.

Per questo ho creduto e, al momento, continuo a credere nell'alleanza Italia Bene Comune. Perché spero che, da questa alleanza e dalla futura azione di governo, possa finalmente nascere il cantiere per questa nuova grande forza.

Pier