La vergogna in cui siamo tutti coinvolti

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Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti.

Lunedì, qualche giorno prima della immane e vergonosa tragedia di ieri, c'erano stati già 13 morti sulle spiagge siciliane. Tredici poveracci che fuggivano alla fame e alla guerra dei loro paesi in Africa. Tredici fratelli, se crediamo e ci sentiamo, nessuno escluso, partecipi dell'umanità.

Mi colpì, allora, vedere, rimarcato anche dal commentatore televisivo, come, mentre persone si affannavano a prestare soccorso ai sopravvissuti e allineare e coprire con dei teli i corpi di chi non ce l'aveva fatta, c'erano persone indifferenti che facevano jogging sulla spiaggia. Tra i cadaveri, scansandoli.

Certo, l'Europa deve fare di più. Il mondo, probabilmente, inteso come mondo prospero e occidentale, il nord del mondo, deve fare di più. Ma intanto, noi cosa facciamo?

Ci sono stati 155 sopravvissuti, ieri. Sono salvi perché qualcuno ha commesso un reato, il reato di salvare degli esseri umani, perché questi esseri umani erano "clandestini". E, infatti, ci sono stati tre pescherecci che non hanno prestato il loro aiuto nel timore di incorrere nel reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Perché in Itlia c'è il reato di clandestinità, c'è la legge Bossi-Fini. Abbiamo le leggi, ci crediamo assolti, sono gli altri che devono fare di più. Noi continuiamo a fare jogging sulla spiaggia.

Ci crediamo assolti, ma siamo lo stesso coinvoti.

«Venga a contare i morti con me.» diceva il sindaco di Lampedusa a Enrico Letta. Andiamoci tutti. Forse capiremo quanto siamo coinvolti.

Pier