La non politica degli struzzi

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Può piacere o non piacere, si può essere d'accordo o no, ma, sicuramente, almeno dal punto di vista della comunicazione, segna una profonda discontinuità con il passato. Con tutto il passato. Con questo, tutti, a chi piace e a chi non piace, dovremo farci i conti e sarà inutile cacciare la testa nella sabbia come gli struzzi.

Faccio una doverosa premessa, visto che ultimamente mi si accusa di essere passato da sinistra a destra - per fortuna, sempre e comunque nell'ambito della sinistra -, non sono un fan di Renzi.

Anzi, penso che Renzi incarni politicamente quell'idea di terza via che già Clinton a livello mondiale e Blair a livello europeo, parecchi danni ha portato ad un progetto di sinistra socialista e riformista, ma bollare il tutto con battute, senza scendere nel merito delle sollecitazioni che Renzi pone, penso sia un grave errore.

E' quella presunta superiorità morale, politica, ecc. che ha fatto si che nella dialettica berlusconismo - antiberlusconismo, tutto si riducesse ad un referendum pro o contro Berlusconi e su cui Berlusconi ci ha campato per vent'anni.

Se si vogliono vent'anni di Renzi, si vada pure avanti così. Se qualcuno pensa che così si possano cambiare le cose, anche a sinistra rispetto a Renzi, si accomodi pure. Io, come già mi opponevo all'antiberlusconismo militante, mi opporrò all'antirenzismo militante.

Non mi accodo al lamento delle prefiche che, tra la commemorazione di grande defunto e l'altra, rimpiangono la Prima Repubblica. La rimpiangono e non si sono accorte che, non solo è finita la Prima, ma è finita pure la Seconda, quella caratterizzata dal ventennio Berlusconiano. E, forse propiro con Renzi, è finita anche la Terza che, più che una Repubblica, era un regno, il regno di re Giorgio.

L'ho già più volte affermato nei giorni scorsi, piaccia o no, e l'ha ribadito anche lui, questo di Renzi è un governo politico. Si può essere d'accordo o meno, ma il riconoscimento di questa realtà rappresenta almeno un'opportunità per il futuro. Anche per chi non è d'accordo con Renzi, perché, come scrivevo ne I conti con la realtà citando Maurizio Ferraris, il realismo è la premessa anche della critica e della volontà e possibilità di cambiare.

Lo stesso fatto, da alcuni giudicato negativamente, che il discorso d'insediamento fatto al Senato, più che l'illustrazione del programma del futuro governo - che, comunque, sicuramente ci sarà e non sarà, ci si augura, centrato sulle proposte delle infelici uscite di Delrio o di altri neo ministri - rappresentasse una elenco di temi d'intervento, l'ho personalmente letto più come opportunità che come limite. Significa che su tali temi si vuole discutere, dentro la maggioranza e nel Parlamento, e trovare soluzioni condivise, non iporre ricette precostituite.

Solo un auspicio che non si traddurrà in relatà? Non lo so, misurerò il governo nella concretezza dei fatti, di ciò che saprà fare. Sicuramente, una cosa so, non è cacciando la testa nella sabbia come gli struzzi, o tra le nuvole delle irrealistiche narrazioni o, ancora, tappandosi le orecchie e, scuotendo la testa come bambini, dire "siamo noi i più bravi, siamo noi i più belli, siamo noi i migliori" che si riuscirà a cambiare davvero.

Anche Renzi e la sua apparente terza via.

Pier