Già cambiato tutto?

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E' già cambiato tutto, come qualche quotidiano titola questa mattina? C'è già il crollo o, almeno, la frenata del PD? M5S, Lega e Forza Italia alla riscossa?

Non esageriamo.

Trarre messaggi politici dai ballottaggi di ieri, a due settimane dal voto europeo, mi sembra, francamente, una sciocchezza. Primo, per l'esiguità del campione e, poi, proprio perché di amministrative - con tutto ciò che implica - e di secondo turno si trattava.

Certo, è indubbio che alcune sconfitte possano far male - almeno dal punto di vista dell'immagine - così come è altrettanto indubbio che alcune vittorie, inaspettate, producono proprio l'effetto euforia.

Da un punto di vista generale, mi sento di trarre solo poco osservazioni.

La prima, l'astensionismo è ormai fatto consolidato. E' fenomeno che già conoscevamo presso altre mature democrazie straniere e che, ora, tocca anche noi. Dispiace, ma non possiamo farcene un problema fino al punto - a meno di dimensioni assolute - da inficiare la legittimità di chi è stato eletto. Se il voto è un diritto, dobbiamo accettare che ci sia chi, volontariamente, a tale diritto rinuncia, ma ciò non fa venire meno il diritto di chi, invece, lo esercita.

Certo, occorre che la politica si impegni a fare tutto il possibile per cercare di recuperare l'attenzione di costoro all'interesse verso l'amministrazione della cosa pubblica e delle loro comunità, ma questo è altro discorso.

La seconda, piaccia o no, e il meccanismo del doppio turno non fa che enfatizzarlo, lo schema bipolare è ormai nella testa dei cittadini. Poco importa se lo schema bipolare e destra-sinistra o casta (presunta) e anticasta (altrettanto presunta) o altro ancora. Certo, potremo dire che l'Itala lo scopre dopo che in molte altre parti, dove già esisteva, lo stanno abbandonando, ma resta un dato di fatto. Di più, il meccanismo bipolare, in una democrazia compiuta e dell'alternanza, fa si che il cittadino, scontento della gestione che ha avuto fino a quel momento, possa sceglere - e spesso lo fa - la parte opposta. Il voto non è più ideologico ed immutabile, ma, pur magari continuando a caratterizzarsi politicamente - tipicamente destra/sinistra -, è maggiormente guidato dalla concretezza delle risposte che si sa dare.

Terza ed ultima considerazione, che, nella grande generalità dei casi, la sinistra perde - anche in roccaforti storiche - se si presenta divisa e vince dove, invece, si presenta unita, riuscendo, magari, ad attrarre anche pezzi di centro.

Pier