Sinistra, PD e sindacato

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Il futuro, ed anche il presente, della sinistra italiana, piaccia o meno, passa per il PD.

Chi sostiene diversamente, non ha senso della realtà. Ciò è grave perché il realismo è anche la premessa della critica, della possibilità di provare a cambiare le cose.

E la realtà è lì sotto gli occhi di tutti. Il PD, a tutt'oggi, è il cardine delle realtà in cui la sinistra risulta vincente, non tanto - o non solo - nel governo nazionale, ma nelle infinite realtà locali, regioni, provincie, comuni, ecc. in cui, quelle stesse forze che lo criticano e vorrebbero la sua fine, vi si alleano e governano - spesso anche bene - insieme.

E se questo non bastasse, vi sono i dati elettorali e le indagini anche delle ultime settimane. Basti vedere l'Atlante Politico 45 di Demos, commissionato da Repubblica, di due settimane fa (qui), ben commentato nel suo articolo da Ilvo Diamanti (qui).

Il PD è partito in crescita, anche rispetto alle elezioni europee, anche se il consenso si allarga più verso il centro che verso sinistra. Pure, anche se in calo, ancora oggi, la maggioranza dell'elettorato di sinistra (62%) si sente rappresentato dal Partito Democratico e dal presidente del consiglio che esprime. 

Per altro, è proprio di questi giorni, la notizia dell'adesione al PD di Gennaro Migliore e, in previsione, di tutta Libertà e Democrazia - gruppo costituito da fuoriusciti da SEL, e non solo tra i parlamentari, ma anche nei territori, per la mancata adesione di SEL stessa al PSE - così come di Andrea Romano e di parte di Scelta Civica, allargando ancora di più il consenso, sia al centro che a sinistra.

Lo spazio politico per costruire qualcosa, fuori dal PD, a sinistra - come al centro - è ormai inesistente, penso che oscilli tra il 2 e 5-6%, come riporta anche Atlante Politico. Uno spazio, quindi, assolutamente marginale, e con grosse difficoltà ad attrarre anche quell'elettorato di sinistra che si è rifugiato nell'astensione, che, magari, non gradisce Renzi, ma è comunque fortemente convinto della necessità di un cambiamento e di una sinistra che non stia a guardare, dall'opposizione, ma che si faccia concretamente carico dell'azione di governo.

Il rischio e che questa parte di elettorato veda come vera alternativa il populismo demagogico del tutti a casa, che rappresenta il vero pericolo di un insuccesso del governo e del PD.

L'avversario vero, in questo momento, non è più Berlusconi, ma il populismo da una parte e una nuova destra che tenta, timidamente, di affacciarsi alla ribalda, dall'altra. E' una realtà xenofoba, anti-europeista, che mette insieme Lega Nord e Casa Pound, ma che, in futuro, potrebbe diventare tuttuno con le derive populiste. Del resto, già ora, nel parlamento europeo, i deputati del M5S fanno gruppo con una destra simile.

Questo, quindi, è anche il vero rischio di una sconfitta del PD e di una sinistra - moderata finché si vuole, più di centro che di sinistra, magari - che vi fa capo.

Per altro, la collocazione a sinistra del PD, sullo scacchiere europeo, è cosa ormai consolidata ed è difficile far finta di nulla - o affermare che sia stata strumentale - rispetto alla sua collocazione nel Partito del Socialismo Europeo. Cosa voluta e fatta da Renzi e non da altri prima di lui, cosa che aveva dichiarato di voler fare anche Vendola per SEL, ma che, poi, non ha fatto.

Piuttosto, il vero problema della sinistra europea, come dichiarato dallo stesso Renzi nella direzione PD di lunedì, è che è un cantiere, invece che realtà consolidata. Ma questo, paradossalmente, può dare ancora più possibilità di portare un diverso contributo.

In questo quadro di grande affanno per la sinistra esterna al PD, capisco i molti tentativi di coinvolgere altri per allargare il consenso. Prima, la sinistra PD e l'opposizione interna al suo segretario, che non ha portato ad alcun risultato concreto, ora il sindacato.

E' un errore, a mio avviso, strumentalizzare le battaglie sindacali - legittime e giuste, e che in molti aspetti condivido - al fine di fare di questo sun oggetto politico alternativo al PD. Primo, perché non è suo compito e anche le dichiarazioni fatte da Landini, nella sua intervista da Fazio, lasciano pochi dubbi alla possibilità che questi lasci l'attività sindacale per quella politica (pronto ad essere smentito domani o dopodomani). Secondo perché il collateralismo sindacato/politica è stato, in gran parte, un errore del passato che pha ortato alla crisi di rappresentanza del sindacato stesso, nel momento in cui entrava in crisi anche la rappresentanza politica, e che è auspicabile non si ripeta.

Il sindacato deve farsi carico dei problemi dei lavoratori, sia di quelli che il lavoro lo hanno che di quelli che, invece, lo cercano, ed essere interlocutore, anche forte e determinato, della politica, non mettersi al fianco o sostituirsi ad essa.

Riguardo, infine, alla piccola comunità politica socialista, come l'ha giustamente definita l'amico e compagno Mauro Del Bue in un suo intervento sull'Avanti! on line (qui), concordo totalmente con la sua analisi, che non è tanto dissimile dalla mia.

Su una sola cosa, però, avanzo dei dubbi, anche se anch'io non ho ancora una risposta da dare, ed è quando parla di un partito che ha autonomia organizzativa, ma non autonomia elettorale. Un partito senza capacità di autonomia elettorale non esiste, perché è proprio su questa che si misura la validità della proposta politica di un partito.

Le comunità, invece, esistono, ed esiste la loro proposta culturale e politica a prescindere dal contenitore in cui si collocano. Qualche considerazione, tutti insieme, sarà opportuno farla.

Pier