Un ultimatum a lunga conservazione

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Giornale, radio, televisioni, dirette e speciali che manco le elezioni di un nuovo papa. Tutto il mondo lì, in attesa, con il fiato sospeso, sul pratone di Pontida.

L'Umberto, non poteva esimersi, doveva inventare qualcosa per la platea. E allora, pollice verso.

Caro Berlusconi la tua premiership è in discussione!

Dalle prossime elezioni, però.

Giulio lascia stare i Comuni!

E poi tutta una serie di richieste che spaziano dalla revisione del patto di stabilità, alla guerra in Libia - e anche alle altre missioni in cui è coinvolta l'Italia -, da Equitalia, ai precari, alla reiterata richiesta di ministeri, ora anche per Monza. Much ado about nothing.

Insomma, un po' di spettacolo ad uso e consumo della base leghista, con spadoni ed elmi cornuti, e nulla più.

Anche l'ultimatum a lunga conservazione a Berlusconi e Tremonti indicano la grande difficoltà in cui si trova la Lega.

Attacca, o almeno finge di attaccare, proprio i due pilastri su cui basa il proprio potere a Roma e nel governo, l'alleato premier, da una parte, e il ministro che sembra quasi più leghista di quelli veri, dall'altra.

La Lega, o almeno la sua dirigenza, che ha ormai assunto una mentalità romana, sa bene che non può accontentare la base che gli chiede di staccare la spina a Berlusconi.

Se così facesse, sarebbe fuori dal governo, nonostante il possibilismo di Bersani e del PD, che, però, tirato per la giacchetta, si dichiara alternativo alla Lega.

E allora... pollice verso. A Bossi e Maroni.

Pier