L'elogio del precariato

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Dopo aver più volte detto che l'art. 18 non era sul tappeto - che fosse sotto, come le cose sporche che si vuol nascondere? - Mario Monti torna sull'argomento e sul tema della flessibilità.

Lo fa, principalmente, rivolgendosi ai giovani, quegli stessi giovani che, proprio in questi giorni, hanno appresso, sempre che non se ne fossero accorti prima, di come la disoccupazione li colpisca maggiormente, con un 31% di disoccupazione giovanile che ci porta ai livelli più alti dell'Eurozona.

A loro, Monti, lancia due messaggi.

Il primo è che il posto fisso è noioso, monotono. Meglio accettare le sfide di continui cambiamenti.

Il secondo è che se i giovani non riescono ad entrare nel mondo del lavoro è perchè i vecchi, i loro padri e madri, protetti dall'art. 18, non ne escono.

Ora, bisogna dire con chiarezza che la flessibilità, se coniugata con la la sicurezza - di ammortizzatori sociali certi e di un giusto livello salariale - non è un problema.

Anzi, la flexicurity è una ricetta propria dei governi socialisti del nord Europa, ma mette insieme, appunto, vari pilastri fondamentali: I. Forme contrattuali flessibili e affidabili (che in Italia non abbiamo); II. Strategie integrate di apprendimento lungo tutto l’arco della vita (e anche qui le carenze sono molto pesanti e, sostanzialmente, tutto è lasciato al singolo); III. Efficaci politiche attive del mercato del lavoro (inesistenti, siamo più o meno fermi agli inefficaci Centri per l'Impiego e la Massima Occupazione); IV. Sistemi moderni di sicurezza sociale (non esistono se non PROPRIO quelli legati all'art. 18 e che garantiscono solo i già occupati).

A questi, occorre aggiungere livelli salariali, tipici appunto dei mercati del lavoro del nord Europa, che non sono certo quelli italiani (e che difficilmente le organizzazioni padronali sono pronte a riconoscere).

La proposta del premier Monti sembra, quindi, più un inno al precariato a vita che un rilancio del lavoro.

Di più, con il secondo messaggio, introduce, subdolamente, un invito ad uno scontro generazionale perchè, se da una parte dice ai giovani che non trovano lavoro perchè i vecchi sono iper-protetti, dall'altra pretende che l'età lavorativa si innalzi sempre di più.

Rischiando di innescare questo pericolosissimo conflitto, Mario Monti, dimentica anche come, proprio le generazioni e la solidarietà intra-generazionale, ha sopperito alla mancanza di quel welfare state di cui anche gli ammortizzatori sociali sono parte integrante (basti pensare al sostegno delle famiglie ai giovani per lo studio o per la casa, al sostegno agli anziani e ai malati, ecc.)

C'è da augurarsi che i cittadini e le forze di sinistra - sempre che ce ne siano ancora... - si accorgano di tutto ciò e incomincino a pensare a quanto è monotono e noioso il governo Monti e a come non gli farebbe male sperimentare direttamente un po' di flessibilità o precarietà che dir si voglia.

Pier