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Dimissioni in massa, ieri, dei vertici dell'Abi, il sindacato dei banchieri. Motivo, l'azzeramento delle commissioni sugli affidamenti bancari contenuto nel decreto liberalizzazioni votato al Senato.

Pure, all'Abi ben sanno che questo governo di banchieri non gli è ostile. Prova ne avevono già avuta lo scorso dicembre quando, con la Legge 214 del 22 dicembre 2011 di conversione in legge del Decreto 201/2011, erano state subdolamente reintrodotte le famigerate commissioni di massimo scoperto che più volte, e con più sentenze di Tribunali e, da ultima, della Corte di Cassazione, erano state dichiarate illegittime.

Ma non solo il governo, anche la maggioranza che lo sostiene - e anche quella parte di maggioranza che dovremmo considerare di "sinistra" (sic) - non gli è avversa.

Già il relatore sul maxi-emendamento governativo, Bubbico, guarda caso del PD, aveva loro promesso che la norma sarebbe stata corretta. E Pier Luigi Bersani, segretario del PD, sempre ieri, ha dichiarato che va modificata perché, in un momento del genere, "non si può rischiare una restrizione del credito" (restrizione che comunque, e imprenditori e famiglie lo sanno bene, già c'è e continuerà ad esserci).

Tutto appare quindi una sceneggiata napoletana per gettare un po' di fumo negli occhi della gente e far credere che il governo è contro le banche, e che finirà, pronto a scommetterci, a tarallucci e vino in sede di approvazione definitiva del provvedimento sulle liberalizzazioni.

Con buona pace dell'Abi e dei banchieri.

Soprattutto, con buona pace, eterna visto l'aumentare anche dei suicidi di persone in difficoltà, di imprenditori e famiglie (il grande capitale e Confindustria, che sostiene le proteste dell'Abi, non si pone il problema).

Pier