Subito la casa della sinistra

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Non di una casa dei riformisti, alludendo ad una sinistra molto molto moderata che guarda al centro , hanno bisogno i socialisti – e non solo loro -, ma di una casa della sinistra. Di tutta la sinistra a sinistra del PD.

Del resto, l'idea di una casa dei riformisti laici, socialisti, liberali e cattolico democratici, sarebbe strumentale solo al progetto politico del PD che anche oggi, con un'intervista del Messaggero a Massimo D'Alema, ribadisce il convincimento della necessità di un'alleanza progressisti-moderati – di fatto PD, UdC, allargata, nel caso, a Vendola – per il governo del 2013.

Ma il dato elettorale non dice assolutamente questo. E' vero che il PD resta il partito su cui meno si abbattono le macerie che hanno sconvolto il panorama politico italiano, ma anche il PD perde in termine di voti e di percentuali. Se si votasse ora, probabilmente, sarebbe forse il primo partito in Italia, ma un parito comunque del 17-18%. E quei "moderati" a cui vorrebbe allearsi, sono stati, per stessa ammissione del loro leader, Casini, travolti dalle macerie.

Chi vince - e le esternazioni minimizzanti di Napolitano mi sembrano, francamente, andare ben oltre il ruolo che dovrebbe avere il Presidente della Repubblica – non è solo Grillo, ma le tante, tantissime, liste civiche. Con una battuta, ma che però non è tale, l'altro giorno facevo notare che il partito che vince le elezioni sono gli "altri" (ricordando come vengono indicati negli schemi televisivi dei risultati elettorali le tante formazioni non nazionali).

E non è vero neppure che, come ha affermato Bersani, simili indicazioni ci vengono anche dal voto francese. Non è vero che Hollande ha vinto perché si è accordato con Bayrou. Il centro, in Francia come in Italia, si dimostra essere assolutamente inconsistente. Bayrou, che peraltro sosteneva Hollande solo a titolo personale, è passato dal 18% delle presidenziali 2007 al 9% del 22 aprile scorso, così come l'UdC è ben al di sotto dell'ultimo risultato elettorale.

L'indicazione francese, e, sono certo, lo vedremo ancora meglio con le legislative di giugno, è ben diversa. Hollande, per portare avanti il proprio programma fortemente di sinistra e socialista, ha necessità di una forte maggioranza anche parlamentare e questa maggioranza passa attraverso un accordo con la sinistra cosiddetta radicale. Del resto, segnali in tal senso - oltre che dal grande senso di responsabilità di Mélenchon, candidato del Front de Gauche, che, da subito e senza pretendere nulla in cambio, ha appoggiato il candidato socialista al secondo turno – sono venuti già durante la campagna elettorale per il secondo turno, quando Benoît Hamon, portavoce del PS, si dichiarava favorevole ad un accordo con il Front de Gauche per le elezioni legislative, affermando: «La riuscita dell'esperienza di sinistra, che va a iniziare dopo il 6 maggio, dipende dall'unità della sinistra.»

E' quanto dice anche l'amico e compagno Franco Bartolomei, segretario nazionale della Lega dei Socialisti, che dichiara: «Alla luce del quadro elettorale scaturito dalle amministrative, il solo campo dei possibili rapporti politici per i socialisti è, come sostiene da tempo la Lega dei Socialisti, quello, vastissimo e variegato, con le forze esistenti a sinistra del PD e ad esso alternative. Rispetto alle quali siamo e dobbiamo far valere, come autentico valore aggiunto, la nostra identità riformatrice come elemento decisivo della loro evoluzione politica verso una sinistra di governo. Se una sinistra nuova, in grado di coniugare rappresentanza sociale e progettualità di governo, costruita con la partecipazione della Lega dei Socialisti, ottenesse un buon risultato, avremmo la possibilità concreta di produrre una sterzata del PD verso un programma comune , che potrebbe sostenere i progetti innovativi per la crescita e la riprogrammazione di una vera politica industriale, propri di una sinistra socialdemocratica di governo di rango europeo, in grado di rispondere alla crisi di sistema in atto con un vero modello di sviluppo alternativo al capitalismo finanziario ed alle autocrazie monetarie. Se, diversamente, a sinistra del PD non si crea una massa critica, spendibile sul terreno delle alleanze, saremo sempre comunque prigionieri delle contraddizioni e dei limiti del PD stesso, e della sua tendenza costante a scaricare le sue difficoltà di rappresentanza elettorale e sociale sulla rappresentatività del sistema politico. Alla lunga saremmo inghiottiti dalla crisi di questo sistema politico e dalla sua inevitabile ristrutturazione. »

Occorre quindi, e da subito, porre mano ad un'ampia casa della sinistra che non si faccia ingannare dal solito trabocchetto della sinistra radicale, cattiva, e della sinistra riformista, buona. Trabocchetto con cui, in Italia ed in Europa, hanno campato le destre negli ultimi trent'anni.

Il solo discrimine, se mai, e ho avuto occasione di affermarlo anche all'ultima direzione nazionale della Lega dei Socialisti, è tra sinistra che vuole essere forza di governo e chi, più insensatamente e sterilmente, vorrebbe essere solo opposizione. Ma questo differenza è ben evidenziata anche nelle affermazioni di Franco Bartolomei.

Sarebbe auspicabile che questa volontà possa diventare anche la strada da percorrere per la sinistra a livello europeo – e, in questo senso, ripongo speranze in Hollande – perché, sia chiaro, dalla crisi usciremo solo se sapremo affrontarla insieme a livello continentale.

In tal senso, come ho già più volte affermato, è necessario lavorare ad un superamento della divisione tra PSE e GUE a livello europeo. Il permanere di tale divisione non farebbe che favorire i partiti socialisti e socialdemocratici ancora tentati da derive neoliberiste o da große Koalition come l'SPD tedesca, dando forza, anche a livello europeo, al progetto neo-centrista del PD e consentendogli di portare l'anomalia italiana, dell'assenza di una grande forza socialista e di sinistra che si contrapponga alle destre, anche in Europa.

Pier