Ancora una volta, dopo la festa

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Naturalmente, e come tutti, sono soddisfatto dal risultato elettorale in Francia e ora nel Nord Reno-Vestfalia. Pur tuttavia, e mi assumo ancora una volta il ruolo di chi rischia di guastare non tanto la festa, ma la voglia di festeggiare, faccio notare che l'Italia non è la Francia e neppure il Nord Reno-Vestfalia. Così come il Nord Reno-Vestfalia non è la Francia e neppure l'intera Germania, anche se ne costituisce il land più popoloso .

In particolare, mi sembra che l'equazione ieri in Francia, oggi in Germania - ma bisogna ancora vedere, perchè le lezioni politiche generali, anche lì, si svolgeranno il prossimo anno - domani in Italia, necessiti di una precisa valutazione su come possa essere possibile arrivarci.

Qual è il grande partito socialista che, come in Francia o Germania, dovrebbe battere le destre?

Il PD? Non mi sembra che, anche a sentire Bersani o D'Alema in questi giorni - vedi intervista al Messaggero in cui si propone un'alleanza progressisti-moderati (di fatto PD, Udc e Vendola, sempre che quest'ultimo ci stia) - vada nel senso del grande partito socialista europeo.

Oppure vi è qualcuno che pensa che il PSI possa passare, grazie al traino di Hollande e SPD, dall'1 al 24-25%?

O ancora che la stessa cosa possa capitare a SEL, e passare dal 4-5, appunto al 24-25%?

Qualche giorno fa, sulla scorta anche delle affermazioni dell'amico e compagno Franco Bartolomei, ho scritto una breve nota per porre, da subito, in campo un'unica casa della sinistra, di tutta la sinistra a sinistra del PD. Io credo che questo sia l'unica strada che permetta ad una nuova, consistente, forza della sinistra di essere da pungolo al PD, evidenziandone difficoltà e contraddizioni, che lo porti ad abbandonare le posizioni neocentriste e di sostegno, ora, al governo Monti e, in futuro, a maggioranze molto simili a Große Koalition; permettendo, quindi, conseguentemente, una scomposizione e ricomposizione del quadro politico che possa far nascere nei prossimi anni anche in Italia, un grande partito socialista.

Non vedo possibilità, invece, di farlo ora puntando su una sinistra PD, di fatto, inesistente o comunque non incisiva o sulle sole forze di PSI - tutta da verificare – o SEL - da verificare anch'essa -, né puntando esclusivamente sul traino di un PSE che, essendo in questo momento solo la somma di tanti partiti socialisti nazionali con posizioni e orizzonti anche diversi fra loro, non può che avere nel PD - quanto meno in ragione del suo peso elettorale - e non nel variegato microcosmo socialista, il suo naturale interlocutore.

Del resto, ricordo che già nelle passate elezioni politiche, Rasmussen, allora presidente del PSE, venne in Italia a spendersi nella campagna elettorale, non tanto per i socialisti, ma per il PD, e anche Hollande, recentemente, nel grande evento di Parigi per la sua campagna elettorale, ha chiamato, non tanto Nencini o Vendola, ma D'Alerma e Bersani al suo fianco.

Il rischio reale, rispetto al PSE, è che, invece, privando il PD di un forte pungolo a sinistra, questo riesca a dar forza, anche a livello europeo, al proprio progetto neocentrista, spostando l'asse del PSE stesso e, così come è già riuscito a cambiare il carattere e la denominazione del gruppo parlamentare socialista in Europa, possa portare anche nel continente l'anomalia italiana di una sinistra, o presunta tale, che non ha la necessità di essere socialista.

Anche per questo, nella mia nota sulla casa della sinistra, come vado dicendo peraltro da tempo, ribadivo la necessità di portare il dibattito politico sul tema del superamento, a livello europeo, della divisione tra gruppi del PSE e della GUE.

Pier