«Ma a Budrio e Garbagnate…»

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C'è una sconfitta in questa tornata amministrativa che si presenta come vittoria ed è quella del Partito Democratico.

Il PD perde ovunque si trovi di fronte alternative non di centro-destra; un centro-destra, per altro, ridotto al nulla rispetto ai dati elettorali delle ultime politiche. Se si contrappone al centro-destra, poiché quella che si definisce sinistra massimalista è molto più responsabile di quello che si vuol far credere, vince, diversamente è sconfitto.

E il suo è un abbraccio venefico, perché con lui porta alla sconfitta anche la sinistra che gli si allea.

Non solo, mantiene una pervicace incapacità di capire ciò che sta avvenendo nella società, tanto che, laddove perde, afferma che la sconfitta è causa del centro-destra che ha sostenuto gli avversari. Centro-destra che, naturalmente, in questa perversa logica bipolare, lo segue e si intesta le vittorie del Movimento 5 Stelle. Non si accorge, o finge di non accorgersi, di un astensionismo che è sempre più rilevante – astensionismo in cui, diversamente che in passato, la presenza di elettori di sinistra è sempre più rilevante – e di un voto che è sempre meno identitario.

L'unica identitarietà che regge, diversamente da quanto si vuol far credere, è quella tra destra e sinistra, declinata, però, non su ideologiche appartenenze, ma su precisi progetti e programmi. Astensionismo e vittorie dei grillini non sono, infatti, figli dell'anti-politica, ma della richiesta di un nuovo modo di far politica e di nuove modalità di partecipazione al processo politico. Non a caso, in questo senso, il PD perde le competizioni per le primarie e il centro-destra vince, come a Frosinone, proprio là dove, per la prima volta, le primarie le sperimenta.

Pure, quella che è una sconfitta, si presenta come vittoria.

Il PD ha due atout su cui può puntare: la non ancora scomparsa del centro-destra e le congiunture internazionali che, proprio in questi giorni, si vanno facendo strada.

Il centro-destra reggerà ancora fino a quando non sarà irreversibile l'uscita di scena di Berlusconi e Bossi. Su queste ingombranti presente, su cui si è giocata anche la nascita della seconda repubblica, poggia l'impianto bipolare che ha impedito la nascita di una forte sinistra in Italia e che consente, ancora oggi, ad un PD che probabilmente non supera un 20% dell'elettorato – cosa ben diversa dai grandi partiti socialisti del resto d'Europa – di presentarsi come il primo partito e partito rappresentativo dell'intera sinistra.

L'asse Obama-Hollande-Monti, nato nel vertice G8 di Camp David, gli consente, inoltre, di farsi forte dell'appoggio al governo di super-Mario. Un governo, però, e lo sappiamo bene, che sicuramente non è di sinistra e che, anzi, cura gli interessi del grande capitale in Italia. Questo appoggio, diventa così determinante per raccogliere consenso, anche nella sinistra europea, per riproporre nel 2013 un governo "simil Monti" e portare avanti il proprio progetto neo-centrista.

Se la sinistra non saprà cogliere questi messaggi che vengono dall'elettorato, la terza repubblica, nata lo scorso settembre con il governo dei tecnici, continuerà ad essere caratterizzata, non già dall'anti-politica, ma dall'assenza della politica e dall'assenza in Italia di una grande forza di sinistra e socialista come nel resto d'Europa. Perché, si sappia, il progetto di una grande forza di sinistra e socialista NON è quello del PD.

Bersani afferma: «A Palermo e Parma abbiamo perso, ma a Budrio e Garbagnate...» e noi ci vedremo costretti ad affermare «Non abbiamo una forza di sinistra e socialista, ma il PD...»

Pier