Sulla concertazione tedesca

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Il prof. Monti afferma che

Esercizi profondi di concertazione in passato hanno generato i mali contro cui noi combattiamo.

presentando la concertazione con le parti sociali come la madre di ogni nefandezza.

La risposta del segretario del PD, Pier Luigi Bersani, che pure il governo Monti sostiene, è un poco stizzita ma anche molto molto tiepida

Penso che i diritti di veto non ce li ha nessuno mentre il dialogo fa bene a tutti

La solita botta al cerchio e alla botte per non dirci chiaramente se il suo partito sta con il sen. Pietro Ichino, che da ragione a Monti, o con Stefano Fassima, che gli dà torto.

Premesso che non si capisce di quale concertazione si parli, visto che, come dice bene Susanna Camusso, l'ultima vera concertazione in Italia risale al 1993 e, in quella occasione, si salvò davvero l'Italia, siamo sicuri che sia davvero così?

Siamo sicuri che la concertazione sia assolutamente un male?

La Germania, faro illuminante dell'attuale Europa, maestra di rigore e di crescita, ad esempio, si è comportata e si comporta in maniera ben diversa.

Il mercato del lavoro tedesco fu riformato dal Cancelliere Schroeder tra 2003 e 2004, con la consulenza del direttore del personale della Volkswagen Peter Hartz e la partecipazione attiva di tutte le parti sociali, primi fra tutti i potenti sindacati.

Non solo, in Germania, proprio grazie a seguito di questa concertazione, si è affermato un modello di condivisione per la gestione strategica delle imprese, il Mitbestimmung, grazie al quale i lavoratori e i sindacati da una parte collaborano per lo sviluppo dell'impresa, e dall'altra esercitano una forma effettiva di controllo e di contro-potere verso gli azionisti e i top manager.

I lavoratori e i sindacati hanno un potere limitato e minoritario rispetto a quello della proprietà: tuttavia possono affermare un vero controllo dal basso in termini di informazione e di consultazione: e il loro diritto di veto – per esempio nel caso importantissimo delle localizzazioni all'estero, delle chiusure di impianti, delle fusioni e delle acquisizioni aziendali – è sostanziale e non puramente nominale. 

Grazie alla cogestione, frutto della concertazione, nel modello tedesco le aziende non sono valutate solo per il loro valore speculativo sul mercato finanziario, come invece avviene nel sistema anglosassone dominante in Europa. Il risultato è che la Germania è uno dei paesi con minor tassi di disoccupazione, maggiore protezione sociale, e maggiori salari e redditi per i lavoratori delle famiglie.

L'alto grado di concertazione della Germania rispecchia l'anima di uno stato ad alta garanzia sociale, poco flessibile, ma attento a non essere troppo rigido, disciplinato nei costi sociali e nella distribuzione della ricchezza con un coefficiente di Gini (misura della diseguaglianza sulla distribuzione della ricchezza) tra i più bassi d'Europa.

La visione di concertazione del prof. Monti, quindi, risulta molto più vicina all'idea di Marchionne, "qui comando io e tratto solo con chi è d'accordo con me", che non con una visione di collaborazione tra parti sociali per il bene dei cittadini e dello Stato.

Assai grave, in un momento come l'attuale, in cui la BCE afferma che occorrerebbero salari più bassi e maggiore flessibilità (ma l'Italia ha già stipendi tra i più bassi d'Europa e una flessibilità, secondo fonti OCSE, più alta di quella tedesca o di tanti altri paesi "virtuosi").

Temo che dietro queste affermazioni si voglia nascondere altro, e che misure draconiane, lacrime e sangue (ancora di più) come quelle viste per la Grecia o che stiamo vedendo per la Spagna, siano dietro l'angolo.

Pier