Repubblica o monarchia?

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Diceva bene, l'altro giorno sul Corriere della Sera, Michele Ainis, un conflitto di attribuzioni non è una guerra nucleare. E, aagiungeva ancora, la democrazia non deve aver paura dei conflitti: meglio portarli allo scoperto, che nascondere la polvere sotto i tappeti.

Nessuna paura, quindi, se ci si rivolge alla Consulta per chiarire e definire il perimetro di intervento dei vari poteri dello Stato. Significa che quei poteri esistono e sono indipendenti, tanto che possono venire in conflitto tra di loro.

Sarà la Consulta che ci dirà chi ha ragione nei propri comportamenti, e a tale giudizio, serenamenete, ci atterremo.

Ainis delinea anche alcune considerazioni per cui, con ogni probabilità, la Corte Costituzionale darà ragione al Presidente Napolitano, ma esistono, a mio avviso, almeno due questioni.

La prima: la Costituzione, per quanto ancora oggi attualissima e, anzi, meno applicata di quanto dovrebbe, è e deve essere cosa viva. Ora, l'assenza di responsabilità del Presidente della Repubblica, che può essere messo sotto accusa solo da Parlamento e solamente per alto tradimento o attentato alla Costituzione, è principio che discende dall'irresponsabilità regia - The King can do no wrong - fatta propria dalle monarchie costituzionali.

Mi pare che l'epoca della monarchia sia finita. E da tempo. Forse, come avviene tranquillamente anche in altri paesi, si potrebbe salvaguardare la fondamentale possibilità per il Presidente di adempiere le proprie funzioni al di sopra delle parti in altro modo.

Anche perchè, e qui la seconda questione, la politica, e le Istituzioni dello Stato che da essa traggono origine, ha bisogno di chiarezza e, soprattutto, trasparenza.

Porre la questione del conflitto di attribuzioni, proprio a seguito di quanto si sta cercando di chiarire sulle trattative stato-mafia (in questo caso, stato lo scrivo VOLUTAMENTE in minuscolo), proprio nei giorni in cui ricorre l'anniversario dell'assassino di Paolo Borsellino, rende un cattivo, anzi, pessimo servizio alla politica e alle Istituzioni.

Non scordando due principi fondamenteli della nostra Costituzione: che i cittadini sono tutti uguali e ugualmente soggetti alla legge - quindi anche il Presidente della Repubblica - e che, poco ricordato,  i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore.

Per me, onore, significa anche legalità e trasparenza.

Pier