Rapsodia irachena

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Nota dell’Autore

L’alfabeto arabo è composto da ventotto lettere, metà delle quali sono insiemi di due o tre lettere con la stessa forma grafica, ma con variazioni di uno, due o tre punti diacritici che indicano la diversa pronuncia fonetica. All’interno di ogni parola, le lettere sono scritte in modo differente a seconda della loro posizione (inizio, metà o fine).

Inizialmente, testi e iscrizioni venivano redatti senza punti diacritici e il significato veniva desunto dal contesto e dalla sintassi. In seguito, per eliminare l’ambiguità nella lettura di certe lettere, nella scrittura araba furono inseriti i punti e segni diacritici.

In italiano, una t senza trattino potrebbe essere confusa con una l, ma il contesto e le limitate possibilità di combinazione riducono il rischio di confusione. In arabo, l’abbondanza di radici semantiche e l’elevato numero di variazioni e combinazioni – dato che metà delle lettere hanno uno, due o tre punti diacritici – genera una complessità molto maggiore. Per esempio, la parola بيت bayt (casa) con la modifica dei punti diacritici può essere letta come بنت bint (ragazza), بنت (lei costruì), لبت (pianta),‏ لشجا (coraggioso) e via dicendo. Se il contesto può aiutare a eliminare alcune possibilità, un testo senza segni diacritici lascia comunque molto spazio all’ambiguità, specialmente se si tratta di un manoscritto, com’è il caso di quello di cui seguiamo le sorti in questo romazo.

Sinan Antoon

 

Mi sono svegliato e mi sono ritrovato qua(la)ggiù,

sprofondato in una calda viscosità.

Mi hanno dato il permesso di lavarmi. Ho pensato che mi trasferissero altrove o che mi convocassero per un processo. O forse avevano trovato i miei scritti? Ahmad mi ha tradito? E’ tutta una trappola? Quando ho chiesto il motivo, il grassone mi ha risposto ridendo:

“No, è che stai per sposarti. Stasera è la tua prima notte di nozze, ma prima dobbiamo circonciderti”.

Ha riso di nuovo. In realtà sono già circonciso, ma evidentemente quello pensava che qui da noi i cristiani non circoncidono i loro figli.

“Puoi lavarti, se ti ricordi ancora come si fa.”

Al suo collega piaceva trattarmi come se fossi una donna: “Andiamo. E’ ora di lavarsi, puttana!”. Mi sono gustato l’acqua calda, inebriandomi del profumo del sapone siriano. Poi mi hanno condotto in un corridoio stretto, freddo e buio e il grassone mi ha spinto dentro a una stanza sulla destra. All’interno, un funzionario seduto dietro a una scrivania gli ha detto che l’avrebbe chiamato appena finito. Allora il grassone è uscito e ha chiuso la porta dietro di sé.

da Rapsodia irachena di Sinan Antoon, ed. Feltrinelli

Il sorprendente debutto di un giovane autore iracheno in esilio: un affresco a tinte forti di una delle dittature più sanguinarie della storia, un appassionante romanzo che restituisce l’immagine dignitosa e autentica di un paese troppo spesso raccontato da non iracheni.

Categoria: narrativa

Giudizio Pier: affascinante affresco, giocato su queste, a volte anche divertenti, interpretazioni lessicali, di un paese che vive una realtà invece tragica, dove corruzione, carcerazione, tortura, mancanza di libertà, sono quotidianità.

Consiglio: da non perdere!

Il comodino di Pier