Per una proposta di rapido impatto sulla domanda e la crescita

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E' noto, e purtroppo sin troppo abusato dai keynesiani de'noantri, quelli che un vero keynesiano come Marcello De Cecco critica come fautori dello spreco del denaro pubblico, il detto di Keynes secondo cui "se l'autorità pubblica seppellisse bottiglie e lasciasse ai privati il compito di disseppellirle, per il principio del moltiplicatore, aumenterebbero il reddito reale e l'occupazione". Va ricordato che, subito dopo questa famigerata frase, Keynes scrisse che "Effettivamente sarebbe più sensato costruire case e simili; ma se per questo si incontrano difficoltà politiche e pratiche, quanto sopra sarebbe meglio di niente". Di fatto anche un terremoto o una frana sono opportunità per generare investimenti, occupazione e quindi consumi , e quindi crescita.

Il pacchetto di 130 miliardi di investimenti promosso a livello europeo genererà effetti positivi di reddito limitati per l'Italia, nella misura in cui solo una quota, probabilmente, sarà riservata al nostro Paese, e perché trattandosi di grandi infrastrutture strategiche, scontano, specie nel nostro Paese, ritardi attuativi anche piuttosto gravi. Il piano di 100 miliardi di infrastrutture promosso dal Ministro Passera è un'idea meritevole, ma oltre a scontare, ancora una volta, gli italici ritardi amministrativi di attuazione, è in larga misura costruito tramite risorse FESR e FAS precedentemente assegnate alle Regioni e poi riaccentrate con il Piano per il Sud confezionato dall'ex Ministro Fitto, che sarebbero state comunque destinate ad infrastrutture, ammesso ovviamente che le amministrazioni regionali precedentemente titolari avessero effettivamente speso le risorse, oppure tramite lo sblocco di progetti già finanziati (in parte derivanti dalla vecchia legge-obiettivo di Berlusconi) ma bloccati per motivi amministrativi. Di fatto, quindi, l'effetto addizionale di tale piano, in termini di occupazione effettivamente aggiuntiva e di nuovo reddito, è significativo, ma inferiore a quanto annunciato dal Ministero.

Vi è, oggi, la possibilità di avviare un programma di investimenti in opere pubbliche rapidamente cantierabili, diffuse su tutto il territorio nazionale, e quindi in grado di generare subito un impatto favorevole sulla domanda e l'occupazione? Certamente, e tale opzione è rappresentata da un programma nazionale di micro-opere di consolidamento, prevenzione, protezione di abitazioni, uffici, stabilimenti ed infrastrutture pubbliche dal rischio idrogeologico.

E' noto che il Bel Paese è, da sempre e per la sua conformazione idro-orografica e geologica, esposto al rischio idrogeologico, aggravato poi da alcuni fenomeni legati alle esternalità negative dello sviluppo (deforestazione dei versanti, urbanizzazione intensa anche in aree fragili, sfruttamento minerario di cave e torbiere, aumento della portata dei corsi d'acqua per eccessivi apporti antropici o produttivi, ecc.) Secondo uno studio di Legambiente, sono infatti ben 1.700 i Comuni a rischio frana, 1.285 a rischio alluvione e 2.596 a rischio sia di frane che di alluvioni (in partica, il 69% di tutti i Comuni italiani). Nel 42 per cento dei Comuni non viene svolta regolarmente la manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua e delle opere di difesa idraulica. Il 77% dei comuni intervistati da Legambiente ha nel proprio territorio abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e quasi un terzo di essi presenta in tali aree interi quartieri. Nel 56% dei comuni campione sono presenti in aree a rischio addirittura fabbricati industriali. Soltanto il 5% dei comuni ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 4% dei casi si è provveduto a delocalizzare gli insediamenti industriali. Il 73% dei comuni che hanno partecipato all'indagine ha realizzato opere di messa in sicurezza dei corsi d'acqua e dei versanti, interventi che però spesso rischiano di accrescere la fragilità del territorio piuttosto che migliorarne la condizione e di trasformarsi in alibi per continuare ad edificare lungo i fiumi.

La Calabria, l'Umbria e la Valle d'Aosta sono le regioni con la più alta percentuale di comuni classificati a rischio (il 100% del totale), seguite dalle Marche (99%) e dalla Toscana (98%).

Un programma di messa in sicurezza del territorio nazionale coordinato e finanziato a livello centrale ed attuato su scala locale, con migliaia di micro-cantieri immediatamente appaltabili dalle amministrazioni locali beneficiarie (per il loro ridotto importo unitario) per micro interventi di messa in sicurezza e prevenzione potrebbe generare un forte effetto diffusivo sull'occupazione di cantiere ed indotta (nei settori a monte dell'edilizia, come la lavorazione dei minerali non metalliferi, la produzione di elementi per l'edilizia, i trasporti, le assicurazioni, ecc.) stimabile, per

Con il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, a fine 2011, il governo si impegna a destinare 750 Meuro ad un programma di 518 interventi, concentrati nel Mezzogiorno (soprattutto concentrati in Campania, Calabria e Puglia), per la soluzione della problematica delle frane e di rafforzamento della stabilità dei versanti. Si tratta evidentemente di una goccia nel mare. Sui programmi operativi cofinanziati dai fondi strutturali per il 2007-2013 sull'ambiente sono assegnati, per la tematica ambientale, 1,9 miliardi, di cui solo 806 Meuro risultano spesi al 31.12.2011. Gran parte degli 1,1 miliardi non ancora spesi rischiano di essere revocati e riassegnati all'Unione europea.

Destinare anche solo 500 milioni di questi 1,1 miliardi per ulteriori interventi, scelti con criteri di complementarietà rispetto ai 750 Meuro già destinati al programma nazionale di cui sopra, piu' la metà degli 853 Meuro dell'Asse Città, il piu' critico dell'attuale programmazione, soldi che sicuramente non saranno mai spesi, potrebbe costituire un programma di investimenti circa 920 Meuro, che, da solo, in base ai dati della matrice input output recentemente prodotta dall'Istat, aumenterebbe il PIL di circa 0,4 punti, creando una occupazione addizionale, fra cantiere ed occupazione indiretta ed indotta, pari a 144.000 unità di lavoro in piu', ovvero un incremento dello 0,6% dell'occupazione totale (il tutto senza considerare gli effetti del programma di 750 Meuro già deliberato per il Meridione, che da solo potrebbe generare 0,3 punti di PIL in piu' e 0,5 punti di occupazione aggiuntiva; in tutto quindi, sommando il programma già deliberato e quello proposto, si potrebbe creare un aumento di 0,7 punti di PIL e di 1,1 punti di occupazione). E' troppo poco? Certamente, non risolve la crisi, ma è meglio di vedersi revocati i fondi strutturali per incapacità di spenderli. E' un effetto del tutto temporaneo, legato ai cantieri? Certamente, ma intanto riattiva, sia pur per un periodo limitato, un circuito di reddito, ed anche un gettito fiscale legato all'accresciuta occupazione, e magari evita la chiusura di centinaia di imprese edili per assenza di lavoro, rimandandone la crisi a periodi auspicabilmente migliori. Inoltre, il valore sociale di risolvere centinaia di situazioni di dissesto idrogeologico su case, stabilimenti produttivi, infrastrutture essenziali è incalcolabile: significa probabilmente qualche altro decimale di PIL e di occupazione in piu'. Infatti, la fabbrica colpita da una frana o da una inondazione chiude e mette in disoccupazione i suoi lavoratori; una strada o una ferrovia che smottano creano problemi di competitività ai sistemi produttivi che utilizzano tale infrastrutture per collegarsi ai mercati, sottoponendoli ad una ulteriore criticità rispetto alla crisi.

Inoltre, un siffatto programma potrebbe generare effetti virtuosi sui ocmportamenti degli enti locali rispetto al tema, trascurato, del dissesto idrogeologico: gli interventi prioritari sarebbero infatti scelti a livello centrale, sulla base di un algoritmo che aggreghi le situazioni di dissesto piu' critiche, tramite le mappe del dissesto idrogeologico, e lo stato di disagio socio economico dei Comuni beneficiari. Questi enti riceverebbero le risorse e, se non le impegnassero per gli interventi previsti entro un tempo determinato, sarebbero sottoposti a penalizzazioni di vario tipo. Ciò favorirebbe una cultura dell'investimento pubblico in manutenzione del territorio che oggi è totalmente assente in molti sindaci.

Riccardo Achilli