Un 2 giugno libero e di buoni costumi*

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C’era una volta una mamma con un figlio di 12 anni…..

Io e Bruno viviamo da soli. Forse per questo abbiamo molta confidenza, nonostante i miei cinquant’anni suonati da un pezzo e i suoi tredici appena compiuti.
Se qualcuno può dire o pensare che sono una mamma “anziana”, come forse pensano alcuni suoi compagni di scuola, o forse penseresti tu che leggi spinto dalla sua stessa curiosità, in realtà proprio perché ho avuto questo figlio quando ero un po’ più vecchia delle altre mamme, quando altre addirittura sono quasi nonne alla stessa mia età, io devo essergli riconoscente, perché grazie a lui sono rimasta molto, ma moooolto più giovane di altre signore della mia età.
Com’è possibile, dirai tu? Ma è chiaro! Perché sono costretta ogni giorno a spogliarmi di tutti i miei problemi di mamma e di donna che lavora, per imparare com’è fatto il mondo della sua scuola, dei suoi amici, dei loro pensieri. Altrimenti come potremmo parlare insieme e capirci?
E poi giacchè per esempio di domenica siamo spesso noi due soli, con chi può farsi un giro in bici, o andare a sciare, o a scarpinare in qualche gita? Tutte cose che mantengono giovani e ti tolgono di dosso un po’ della pigrizia di certi papà che guardano lo sport in televisione, o della noia di mamme bravissime in cucina ma imbranate per montare una tenda canadese dei boy scout.

E poi in casa siamo noi due soltanto, e ci viene spontaneo parlare e raccontare della nostra giornata: lui a scuola, io a lavorare; lui con amici e professori, io con i miei clienti o con le persone che incontro in qualche ufficio dove devo recarmi; lui con la sua bicicletta che ogni anno scopriamo che è diventata troppo bassa, io con la macchina dal meccanico che mi costringe a prendere l’autobus; lui che vorrebbe comperarsi un videogioco che costa troppo e io che continuo a guardare quei bei sandali rossi in una vetrina; lui che alla fine il gioco se lo fa prestare da qualcuno, magari taroccato, e io che tiro fuori i sandali vecchi dell’anno scorso cercando di convincermi che sono belli anche se non sono rossi.
Insomma, noi parliamo di tutto, quando ci capita, magari durante un piccolo viaggio in macchina, o la sera quando stiamo mezz’oretta insieme nel lettone a guardare un po’ di TV prima di dormire.
Quindi succede che veramente non ci sono segreti tra di noi, se non alcuni piccoli problemi che i genitori risolvono da soli perché non vale la pena lasciarsi rovinare il piacere della colazione insieme, e alcuni segreti che giustamente i ragazzi preferiscono discutere con un amico, magari usando delle parole in codice che solo loro conoscono. Perché di un segreto si riesce a parlare soltanto con un proprio simile, che ci capirà di sicuro, e quindi un giovane lo farà con un giovane, e i grandi non devono immischiarsi. Giusto?
Io rispetto i suoi segreti, lui non fa domande quando vede che sono un po’ preoccupata per qualcosa: sappiamo entrambi che tutto si risolve mantenendo la calma.
Però siccome la vita è fatta di cicli e di età diverse tra loro, e ogni età ha le sue caratteristiche, se è giusto che un ragazzo o una ragazza di tredici anni abbiano i loro piccoli segreti, io non credo che sia giusto che un figlio debba pensare che sua mamma o suo papà hanno qualcosa di segreto che un figlio non può sapere.
Penso, anzi, che se un genitore desidera poter diventare un buon esempio per suo figlio, la prima cosa da fare sia proprio di dirsi reciprocamente sempre la verità.
Non sembra anche a te che ogni volta che si dice la verità, magari proprio quando fa un po’ paura perché non è così bella come ci piacerebbe, dopo ci si sente così bene, così sollevati? Te ne sei accorto di sicuro, sia con i tuoi amici che a scuola: a conti fatti la verità è la soluzione migliore sempre: non occorre impegnare la memoria per cercare di ricordarsi le bugie che si raccontano, e la sera si va a dormire tranquilli senza rimorsi o dubbi troppo fastidiosi!

A volte però, anche se non si dice una bugia, non si dice lo stesso la verità: semplicemente si evita di rispondere, si cambia discorso.
Io ho fatto così quando Bruno mi ha domandato: “mamma, a che ti servono i guanti bianchi?”.
E da allora non sono tranquilla, e non mi piace andare a dormire la sera senza sentirmi del tutto tranquilla: non vorrei proprio che lui nel suo letto prima di addormentarsi ripensasse ai miei guanti bianchi, e si chiedesse come mai ho cambiato discorso, e potesse credere che io gli nasconda qualcosa.
Perché caso mai, se ci succede di voler nascondere qualcosa, si cerca di farlo per delle cose brutte, non certo per delle cose pulite e belle, non ti pare?

Il fatto è che quel giorno proprio non pensavo che lui avrebbe rimuginato su quei guanti. Eravamo andati in centro insieme, e ne ho approfittato per entrare in un paio di negozi a cercare dei guanti di pelle bianchi: li volevo leggeri, facili da lavare, semplici e senza ricami o cose di moda.
Mi rispondevano tutti di provare nei negozi di abiti da sposa! Però in quelli vendevano solo guanti lunghi fino al gomito, da cerimonia, di raso lucido e molto appariscenti.
E’ stato allora che Bruno mi ha domandato a cosa mi dovevano servire; ho quasi avuto il dubbio che abbia potuto pensare che io voglia sposarmi.
Figurarsi! Ma ti pare che se avessi incontrato l’uomo giusto per me e mi sposassi mio figlio non sarebbe la prima persona a saperlo?

Premessa

So benissimo che come tutti i figli anche Bruno, quando gli capita di restare a casa da solo, va a perlustrare i miei cassetti e i miei armadi, perché da bambina l’ho fatto anch’io con i cassetti di mia madre, che mi sembrava nascondessero un sacco di cose meravigliose che non si potevano toccare: ricordi della nonna, qualche gioiello, sciarpe sottilissime di seta e delicate, scialli da sera ancora profumati. Bruno invece probabilmente va in caccia di qualcosa che io possa aver comperato per lui e nascosto per fargli una sorpresa: mi sa tanto che da piccolo aveva scoperto che facevo così con i regali di Santa Lucia e di Natale: li nascondevo in fondo agli armadi fino alla notte in cui facevo i pacchetti di nascosto dopo che si era addormentato.
Adesso mi sono fatta furba. Poiché so che lui guarda nei miei cassetti e nei miei armadi, se compro un regalo per lui lo nascondo nel baule della macchina, e così siamo pari.
Lui pensa che io “scleri” e invece sono ancora sveglia abbastanza, non è vero?
Comunque mi seccherebbe che trovasse e aprisse la piccola busta nera nella quale tengo il “corredino con i guanti bianchi”; non prima, almeno, di aver letto queste pagine.
Ma queste sono piccole furbizie, che comunque sono contenta di avere perché mi considero una persona libera, e neppure mio figlio può mettere un limite alla mia libertà andando a spiarmi nei cassetti!
Io del resto non credo di avere niente da nascondere della mia vita, mi comporto meglio che posso in ogni situazione, sono contenta dei sani principi che mi hanno insegnato i miei genitori e le altre persone che ho incontrato quando ero giovane, e degli insegnamenti che mi ha dato la scuola.
All’inizio non mi rendevo sempre conto di quali insegnamenti fossero più importanti di altri, o mi sarebbero rimasti più impressi, ma adesso che del tempo è passato mi accorgo che quelli buoni mi sono tornati utili, che mi hanno aiutata quando ho avuto qualche problema, quando ho dovuto prendere delle decisioni, o fare delle scelte.
Come con le cose da studiare a scuola: quelle studiate bene, o che erano le più belle e interessanti, te le ricordi anche dopo molto tempo, mentre le altre si dimenticano così facilmente!
Ma è come per la matematica, o per l’inglese: se non fai anche i compiti a casa, non studi le regole e non fai esercizio, dopo un po’ è come se non avessi imparato niente.
Quindi anche i buoni principi bisogna metterli in pratica, altrimenti….
Ma accidenti, cosa sono? Sono semplicemente alcune regole fondamentali per vivere bene con se stessi e con gli altri.

Quel che conta è la sostanza

Che te ne fai di una play station se non hai i dischetti da metterci dentro? E della serie dei libri di Harry Potter se non li leggi? E della bicicletta con venticinque cambi se vai sempre in pianura? E dei paraginocchi e paragomiti se non hai i roller?
E che te ne fai di una bella testa di capelli col gel o rasati come vuoi tu, se dentro il cervello non viene coltivato? E di una t-shirt di Benetton se sotto nessuno si accorge che hai anche il cuore? E di un sacco di giochi se poi non sai farti degli amici o non hai dei fratelli per giocare?
A scuola ormai alla tua età hai già imparato un sacco di cose, specialmente nei libri di storia, di quello che riguarda il passato degli uomini: dalla preistoria in poi hai già sentito le cose almeno un paio di volte, prima alle elementari e poi alle medie.
Hai sentito parlare degli antichi egizi e dei loro misteri, dei greci e dei loro filosofi, dell’avvento di Cristo e delle crociate, di re Artù, del medioevo e dei cavalieri, delle grandi cattedrali gotiche, della scoperta dell’America e della nascita degli Stati Uniti, della rivoluzione francese e del risorgimento italiano, delle guerre mondiali e delle potenze economiche del nostro secolo.
Sai che nel mondo si sono sviluppate tante religioni, non esiste soltanto la tua: ci sono i musulmani, i cristiani cattolici, i cristiani protestanti, gli induisti, gli ebraici, gli ortodossi, i buddisti, e chi più ne ha più ne metta, ognuna con il suo credo e con le sue regole e le sue cerimonie e i suoi riti.
Sai anche che vi sono stati nella storia personaggi che sono diventati famosi nel bene e nel male, ma alcuni probabilmente ti avranno già appassionato: forse Garibaldi? o magari Carducci? o preferisci Pascoli? o Beethoven?
Anzi guarda, ti faccio una piccola lista di nomi che sono sicura ti faranno venire in mente qualcosa di importante o di bello; e ti dico intanto che tutti – dall’antichità ai giorni nostri - hanno una cosa in comune, sempre la stessa, e siccome so che sei curioso, per ora non ti dico qual è: ma sappi che è la cosa più importante che ha caratterizzato la loro vita e la loro opera. Una cosa che è rimasta uguale per tutti i secoli ed è uguale anche oggi. Una cosa sostanziale e capace di rendere speciale una persona. Potrei anche dirti che tutte queste persone avevano e hanno in comune i guanti bianchi.
Per ora credimi sulla parola, che più avanti ti spiego meglio. Intanto ecco la lista, e guarda che è ridotta all’osso; non voglio che ti sembri di fare un esame, quelli che ti nomino li conosci di sicuro:
potrei partire da lontano, ad esempio da Pitagora, che te lo ricordi per via del teorema;
di certo hai studiato le poesie di Pascoli e Carducci, e quella bella perché è cortissima e se la ricordano tutti di Quasimodo, oppure quelle più complicate di Foscolo.
Ma se ti annoia parlare di scuola, che ne dici dei cartoni di Walt Disney? Preferisci Totò? O i western di John Wayne? E hai visto che poco tempo fa c’era in tv “Via col vento” con Clark Gable? Anche Stanlio e Ollio sono sempre divertenti.
Hai appena fatto il saggio di musica: anche se ti piace il jazz, conosci Mozart e Beethoven (lo sai, vero, che era sordo?) e magari Gershwin (sì, quello di Summertime, che provano a cantarla sempre tutti) o Paganini, quello che suonava il violino come un indiavolato.
Aspetta: e Kipling con le storie di Kim e della giungla? E De Amicis con “Cuore”? (noi leggevamo il libro, voi avete visto il film in televisione, quell’attore che ha fatto anche il medico in famiglia, sai), oppure ti ricordi quand’eri piccolo che ti leggevo Pinocchio di Collodi? E magari tra un po’ ti appassionerai veramente alla lettura e ti leggerai “Guerra e pace” di Tolstoj (anch’io me l’ero letto quando avevo 13 anni!), e se imparerai il tedesco un po’ meglio, chissà che un giorno non ti possa gustare Goethe in lingua originale (ha scritto un bellissimo libro su un viaggio in Italia fatto in carrozza, pensa, dalla Germania a qui e giù fino al sud con tutta calma e godendosi davvero il panorama e le abitudini della gente). E poi chi credi che abbia inventato Sherlock Holmes? Un signore che si chiamava Arthur Doyle.
Ti sto annoiando? Guarda che anche una cosa un po’ più moderna, come il tuo telefonino che fa le fotografie, esiste perché è stata inventata da Meucci. E se non ti basta, il secondo uomo sbarcato sulla luna era Aldrin.
E gli scavi archeologi di Troia, insieme ai più grandi e famosi reperti dell’antichità portati in Europa? E’ stato un certo Schliemann.
Ma qualsiasi cosa nominiamo, posso aggiungere un nome alla lista: se parli degli antibiotici per la bronchite che ti prendi ogni tanto, il signor Fleming, che ha scoperto la penicillina; o se parli di bomba atomica, il primo ad arrivare alle scoperte necessarie è stato Enrico Fermi; vuoi pensare all’inno di Mameli che finalmente vi hanno fatto imparare anche a scuola, cosicché tu addirittura sai a memoria tutte le strofe meglio di me?
E le automobili che usiamo tutti i giorni e che ci intasano le strade ma sono tanto utili? Il primo a produrle in serie è stato Henry Ford, e ti nomino anche Vittorio Valletta, che ha diretto la Fiat all’inizio del 1900 facendola diventare la fabbrica più grande d’Italia.
Se non te ne sei già innamorato, prima o poi incontrerai nei tuoi libri Gandhi, l’indiano padre della non violenza, o il suo successore Nehru, o Giordano Bruno, che nel 1500 è andato al rogo per non rinnegare i suoi convincimenti (così giusti che Giovanni Paolo II, il Papa della tua infanzia, gli ha chiesto scusa per la persecuzione della chiesa che l’ha condannato).
E senza voler fare la professoressa noiosa, sai da solo chi erano George Washington, Beniamino Franklin, Abramo Lincoln, Rooswelt, Winston Churchill, Federico II di Prussia detto il Grande, Garibaldi, il Conte di Cavour, Vittorio Emanuele II di Savoia, Cesare Battisti, Guglielmo Oberdan, Piero Maroncelli, Nino Bixio, non è vero?
Io invece ti dirò (perché magari nei tuoi libri non l’hanno ancora scritto) che Isac Rabin era un uomo politico israeliano, Allende era il presidente del Cile, Sadat era il presidente dell’Egitto, Dubcek era il capo del partito comunista cecoslovacco, Simon Bolivar era il presidente della Colombia: tutti personaggi che guarda caso hanno pagato ben care le loro idee e quello che rappresentavano. Poi c’è stato anche un signor Voltaire, non dimentichiamolo, che ha sempre difeso tutti i perseguitati, ma lui nei libri di storia c’è eccome, perché era del 1700.
E comunque, in tutta questa lista i Nobel si sprecano. Sarà un caso?

Libertà, uguaglianza, fratellanza

Proviamo a ricapitolare: cosa può essere quella cosa che attraverso tutti i secoli della storia conosciuta è la cosa in comune a tutti questi personaggi?
La fratellanza di sicuro, perché tutti gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi hanno un’origine in comune. Alcuni credono di sapere da dove veniamo, chi dice creati da Dio, chi dice frutto di un’evoluzione puramente fisica, e comunque tutti gli uomini della terra prima o poi si domandano come mai siamo al mondo, quale sia lo scopo della nostra vita, e cosa succederà dopo la nostra morte. In questo destino tanto sconosciuto siamo tutti fratelli.
E poi non dimenticare: questa cosa in comune fa sì che la fratellanza esiste indipendentemente da quale sia la religione di ognuno, o la sua provenienza sociale. E’ qualcosa che non riconosce le diverse nazionalità, le bandiere le considera tutte ugualmente degne di rispetto, le religioni tutte giuste, le razze e i colori della pelle tutti belli, quindi è qualcosa che sostiene la uguaglianza di tutti gli uomini.
E naturalmente, come avrai capito dalla lista dei nomi che ti ho fatto, solo degli uomini con uno spirito veramente libero possono aver avuto la forza e la bravura per raggiungere risultati importanti: infatti tutto quello che ci costringe, che ci crea delle paure, che lega i nostri pensieri e non li lascia evolvere e innalzare, è un limite per la nostra libertà.
Ricordati: la paura non è gradita a Dio, e la fortuna non premia i paurosi. Il nostro spirito è capace di arrivare molto in alto, se lo nutriamo del cibo giusto ad ogni età, gradualmente, senza fretta. Nel Vangelo c’è scritto che Gesù, parlando ai suoi discepoli stupiti per le cose che riusciva a fare, ha risposto: “se farete come me diventerete come me e meglio di me”.
E ricordati anche che quando si è fermamente convinti di qualcosa è giusto combattere per il proprio convincimento, anche con veemenza, ma comunque è giusto cercare di mantenere la propria libertà a tutti i costi; nel Vangelo di Giovanni è detta una cosa che anche adesso che sono grande mi fa impressione: “i tiepidi verranno vomitati”. A me l’idea del vomito mi fa proprio schifo, davvero non vorrei essere io, e allora cerco di difendere meglio e più che posso le cose in cui credo.

I guanti bianchi e anche il grembiule

Adesso sei stato davvero molto paziente, ed è ora che cominci a spiegarti la storia dei guanti. Ma non basta, perché c’è di mezzo anche un simbolico grembiulino.
Dal tempo dei tempi dicono alcuni, mentre altri si accontentano di farla risalire a secoli dei quali abbiamo tracce più certe, esiste una cosa che mette insieme i concetti fondamentali dei quali ti ho raccontato fino ad ora: persone libere e di sani principi, che sono capaci di mantenere un segreto per dimostrare la loro serietà, che se devono parlare di quel segreto lo fanno soltanto tra loro, e che credono fermamente nella libertà, nella uguaglianza e nella fratellanza, cercando di vivere tutta la loro vita rispettando questi concetti che sono apparentemente pochi e semplici, ma che richiedono impegno e onestà per restarvi fedeli, a volte in occasioni che la vita offre nelle quali esisterebbero soluzioni più comode, o più redditizie, ma moralmente meno pulite.
Questa cosa è la MASSONERIA.
Ci sono sicuramente molte persone che non fanno parte della massoneria, ma che sono ugualmente libere, vivono secondo buoni principi, sono oneste, ma non devono mantenere un segreto su tutto questo. E perché? La differenza sta nel fatto che un massone, quando viene accolto nella massoneria, giura solennemente, come hai fatto tu quando sei diventato lupetto, che certi vostri segreti scout non me li racconti neanche per sogno, e giura di restare fedele ai suoi fratelli massoni e di non rivelare a nessuno i loro nomi.
Questo è cominciato anticamente quando i primi massoni erano probabilmente quei sacerdoti che avevano una cultura diversa dalle persone comuni, e dovevano difendere le loro conoscenze da chi poteva farne un uso non adatto o profano.
Si dice che la massoneria esistesse già ai tempi degli antichi egizi, e degli antichi greci, e delle crociate, e dei cavalieri della tavola rotonda, e avanti fino ai secoli più recenti, con l’indipendenza degli Stati Uniti d’America, la rivoluzione francese, fino all’ultima storia d’Italia e alla nascita della nostra nazione. Ma più di tutto si hanno notizie certe della massoneria dal 1700 circa.
La massoneria è ricchissima di simboli e di simbologie che vengono dal sapere dell’antichità o sono stati presi dal mondo degli artigiani costruttori che nei secoli hanno costruito case, chiese, cattedrali: quindi nella massoneria si parla in modo simbolico prendendo come riferimenti oggetti dei muratori; infatti la massoneria si chiama anche Libera Muratoria, cioè l’associazione dei muratori che si riunivano per progettare e poi costruire: alcuni sapevano fare i calcoli, altri sapevano tagliare le pietre, altri sapevano fare i tetti e così via, ed usavano la cazzuola, il martello, il compasso, la squadra, la livella. Naturalmente stavano ben attenti a custodire i loro segreti professionali, di modo che nessuno potesse rubar loro il mestiere! In più si portavano dietro, generazione dopo generazione, conoscenze antiche che riguardavano l’astronomia, la filosofia, e tutte quelle cose che da sempre l’uomo è andato domandandosi e scoprendo per darsi una risposta: da dove vengo? chi sono? dove vado?

Ma allora cos’è successo? Poiché i massoni erano sempre molto seri e rispettavano il loro giuramento del segreto, il resto delle persone ha cominciato a immaginare chissà quali misteri che non si potessero raccontare, e nei secoli la massoneria è stata perseguitata, descritta come se fosse una setta diabolica, come una associazione malvagia di persone terribili che volevano agire contro lo stato, o contro una chiesa; quella era proprio la reazione delle persone ignoranti nei confronti delle cose sconosciute: la paura. E perché si doveva aver paura della massoneria? Forse perché i massoni erano coerenti, solidali tra loro, onesti, contrari ai mille intrallazzi economici e politici che in tutti i tempi e in tutte le società si organizzavano per raggiungere e mantenere il potere.
E invece, guarda caso, sono proprio stati massoni quei personaggi che hanno combattuto per la libertà di un popolo, per la nascita di una nazione, per la sua indipendenza. E anche oggi, nel giuramento di chi viene accolto nella massoneria, c’è la promessa di fedeltà e rispetto per la Patria, per l’Umanità, e per i Fratelli massoni.

Come si dice di persone così? Che hanno le mani pulite. E cosa può rappresentare le mani pulite, quale può essere il simbolo? I GUANTI BIANCHI!!!!
E cosa è necessario fare per raggiungere questi risultati concreti? Lavorare! E come si lavora? Con gli attrezzi e con il grembiule. Questi sono i simboli del massone.
Quindi ogni massone ha un piccolo corredino: dei guanti bianchi e un piccolo grembiule di colore diverso a seconda di quanto tempo è passato da quando è stato accolto nella massoneria.

E dove si incontrano i massoni? In un luogo che una volta era all’aperto, e che è una piccola rappresentazione simbolica del tempio di re Salomone e dell’universo con i suoi pianeti e le sue stelle, che i massoni chiamano Tempio. Nel tempio sono riuniti tutti i simboli più importanti che con l’andar del tempo rivelano i loro significati senza bisogno di insegnamenti, ma soltanto perché il massone diventa più sensibile e capisce meglio tante cose che riguardano l’anima e lo spirito.

E cosa si incontrano a fare, adesso che non devono più costruire cattedrali o altri edifici? Per imparare lentamente a diventare migliori; ognuno cerca di migliorare se stesso e di nutrire il proprio spirito, di correggere i propri difetti, prendendo esempio dagli altri più anziani e dal loro comportamento, cercando di avere dei pensieri belli e di comunicare agli altri quello che ha imparato e che cerca di mettere in pratica. Ci sono poi dei momenti sempre emozionanti, quando invece qualche persona più grande ringrazia un giovane dicendogli che ha imparato qualcosa da lui: infatti il segreto è uno soltanto, che vale per tutti e vale poi anche nella propria vita di ogni giorno: quello che abbiamo in più non è nostro, ma va donato; quindi tutti possono dare a tutti e tutti ricevere da tutti.
E’ come se ognuno dei massoni che va nel tempio fosse una pietra grezza che lui stesso deve con pazienza levigare fino a farla diventare bella liscia e squadrata, e per questo gli vengono messi a disposizione gli attrezzi dell’officina, che sono le cose che può imparare dagli altri o imparare a scoprire nel profondo di se stesso.
Nel Tempio ognuno “lavora” sotto a una grande scritta: A. G. D. G. A. D. U., che significa “a gloria del grande architetto dell’universo” : così può ricordarsi costantemente della bontà della propria intenzione, e dello scopo del suo lavoro.

La massoneria esiste in tutto il mondo, è universale, non bada alle religioni e alle razze, un ragazzo di vent’anni è importante come un presidente della repubblica, nessuno giudica un altro con malanimo, se qualcuno ha bisogno di aiuto anche materiale sa che i suoi fratelli lo possono soccorrere. E come in tutte le cose buone, ci si capisce anche se si parlano lingue diverse, se si vive in Paesi lontanissimi, se uno fa il panettiere e l’altro è uno scienziato.
Certo nel corso dei secoli anche tra i massoni, come dappertutto, si è intrufolato qualche imbroglione, qualcuno che pensava di poter nascondere sotto il grembiule e i guanti bianchi il suo essere magari addirittura un po’ delinquente o un po’ fanatico di cose che con i buoni scopi della massoneria non c’entrano per niente; ma con il tempo si è fatto scoprire, e questo è successo anche recentemente. I veri massoni però non si prendono neppure la briga di difendersi dalle malelingue, che in queste occasioni si affrettano a calunniare facendo di ogni erba un fascio: sanno che è inutile, e che certe cose non si spiegano con le parole ma con i comportamenti e con l’esempio.

Quando sono nel tempio i massoni non fanno chiasso liberamente, senza regole: si comportano seriamente, cercano di concentrarsi, e ogni cosa che fanno e dicono è guidata da un rito; a una cerimonia si può assistere da spettatori, mentre a un rito si partecipa personalmente: infatti nel tempio ogni massone ha il suo compito. Uno si occupa di chiudere la porta quando gli altri sono entrati, uno fa l’appello, uno accompagna gli altri a sedere, uno fa il moderatore, uno fa il segretario e prende nota di quello che viene detto, e così via. E inoltre ognuno partecipa personalmente portando i suoi pensieri.

Piano piano, un po’ alla volta, i massoni più giovani ricevono dai più anziani qualche informazione e insegnamento in più per imparare a migliorarsi: sono tutti elementi che attraverso la storia dell’umanità hanno avuto significati importanti, e che sono stati tramandati nei secoli da un massone all’altro perché non andassero perduti, e che ogni massone sogna di trasmettere ai suoi figli o con l’esempio che può dare con il comportamento o addirittura con il risultato bellissimo di vedere che anche suo figlio o sua figlia desidera diventare un massone.
Lo potrà fare soltanto quando sarà maggiorenne, e per venire accettato dovrà dimostrare di essere una persona che si comporta bene, è sincera, onesta, educata, paziente, e desiderosa di imparare e di condividere con gli altri la sua esperienza.

Ecco, Bruno. Hai capito adesso perché la mamma cercava i guanti bianchi? Perché è un massone, orgogliosa di esserlo in assoluto segreto. Oltre ai miei fratelli massoni l’unico a conoscere il segreto sei tu, che per primo puoi essere testimone dei miei comportamenti nella vita quotidiana.
Non ti dico che il mio sogno potrebbe essere abbracciarti un giorno nella mia stessa Loggia, perché le strade della tua vita sono ancora imperscrutabili, e perché hai tanti anni ancora per guardarti intorno e scegliere, decidere, provare. Chi lo sa….

E se queste pagine vengono lette da qualche altro figlio di massone, spero che per tutti le spiegazioni siano chiare, altrimenti….. chiedete al papà o alla mamma, che vi diranno qualche altro pezzetto di questo semplicissimo “mistero” (si fa per dire!!).
Ma adesso che sapete acqua in bocca, mi raccomando: come tutte le formule magiche, anche quella semplice, misteriosa, segreta e antica della Massoneria, se si rivela a un estraneo e si spoglia del suo fascino nascosto, non funziona più!!!


2 giugno 200… – Festa della Repubblica Italiana

*titolo originale "Mamma, a che ti servono i guanti bianchi?"