Il celeste impero e il paradosso di Quianlong

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Il discorso sulle etnie in Cina, non puo' prescindere dal caso dei mancesi. Una popolazione originariamente di lingua altaica, si e' anche ipotizzato una stretta parentela tanto con il coreano che con il turco. Un'ipotesi, come vedremo piu' avanti, dovuta ad un fattore di "dissoluzione", per cosi' dire, di questa stessa etnia. Eppure, la dinastia Manciu', o Quing, come abbiamo gia' scritto, resse a lungo le sorti del celeste impero, dal 1636 al 1912, anno della proclamazione della Repubblica. Stefano Cammelli, storico e direttore di Polonews, ci aiuta in questa quadratura del cerchio finale, definiamola cosi', dopo averci aiutato nell'analisi della situazione dei tibetani e dei mongoli. Cammelli non ha dubbi al riguardo:

Il problema dei mancesi e' uno dei drammi storici piu' affascinanti e coinvolgenti in senso assoluto, perche' e' un gigantesco dramma identitario! Loro conquistano la Cina che sono, ne' piu', ne' meno che "quattro gatti", tant'e' vero che la conquista avviene sotto forma simulata di una restaurazione del potere imperiale. Il rapporto numerico tra mancesi e cinesi e' stato sempre schiacciante a favore di questi ultimi, al punto che un secolo dopo la presa del potere della dinastia Manciu' o Quing nella maggior parte delle provincie cinesi non avevano ancora visto un mancese....

Il loro problema storico e' stato ben rappresentato dal loro piu' grande imperatore, forse il piu' grande imperatore della Cina in assoluto, Quianlong, di cui abbiamo gia' parlato quando ci siamo soffermati sul Tibet. Quianlong, regnante dal 1732 al 1796, cioe' lungo un arco temporale che in Europa e' andato da Maria Teresa a Napoleone, scriveva spesso una frase "angosciosa", ricorrente negli scritti che ci ha lasciato: " Per reggere questo paese io debbo essere manciu', perche' il potere nasce da una conquista militare, ma per governarlo io debbo essere cinese. Ma se mi mostro cinese, perdo il diritto al comando, e se esercito il diritto al comando perdo la capacita' di amministrare. Se perdo me stesso, dunque, governo la Cina, ma se mantengo la mia identita' me la metto contro".

In pratica, alla fine la popolazione mancese scelse di diluirsi nel mare cinese e oggi non esistono piu' i mancesi, ne' a livello linguistico, ne' etnico, ne' morfologico. Sono scomparsi! D'altra parte, tanto per rendere l'idea, mettiamo che Roma un giorno dovesse essere governata da cinquanta emiri del Kuwait. Magari, fino alla prima generazione, eserciterebbero il loro potere sic et simpliciter. Poi, pero', e' inevitabile che finirebbero, generazione dopo generazione, per mescolarsi con la popolazione locale, fino a non essere piu' distinguibili. Tornando a Quianlog, per far capire come fosse consapevole di tutto cio', basti pensare che dieci anni dopo la sua ascesa al trono decise di rendere omaggio alla tomba del generale cinese che aveva preferito farsi ammazzare con la sua guarnigione, piuttosto che arrendersi a suo nonno. Grande lo sconcerto a corte, ma l'imperatore dette una risposta straordinaria a chi gli domandava lumi sulla sua decisione: "Lo faccio perche' oggi io rappresento la Cina, un modello per reggere il mondo!"

Una popolazione dissolta, ma allora come valutare l'esperienza dello stato fantoccio creato dai giapponesi in Manciuria nel 1932, il Manchukuo? Forse un modo per tentare di risollevare l'identita' mancese?

Certo, i giapponesi ci hanno provato, peccato pero' che gia' allora da tempo non ci fosse piu' alcuna base etnica mancese per un'operazione del genere!

E a livello religioso? I mancesi originariamente erano buddhisti lamaisti, come i tibetani e i mongoli...

E chi vive in Manciuria pratica ancora questo tipo di buddhismo, ma faccio notare che il buddhismo tibetano e' maggioritario anche a Pechino...

Fabrizio Noli

Il Mondo di Annibale