Storia dei calmucchi

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Mongoli e buddhisti, ma da secoli trapiantati in Europa, per l'esattezza nella Russia meridionale: sono i Calmucchi, per lo piu' stantiati nell'omonima repubblica autonoma russa, non lontana dalle foci del Volga. Ma come si spiega la presenza di questa popolazione, nel nostro continente? Lo abbiamo chiesto a Fiorenzo Toso, docente di Linguistica generale all'Università di Sassari

I calmucchi sono uno dei tanti "scampoli", per cosi' dire, delle migrazioni che hanno caratterizzato l'edificazione dell'Impero mongolo, tra il XIII e il XIV secolo. Questa popolazione, in particolare, fermatasi sulle rive del Volga e divenuta stanziale e' poi finita nell'orbita russa a partire dal XVIII secolo

E comunque e' sorprendente sia la conservazione dell'idioma mongolo che della religione buddhista...

In effetti, questo fa dei calmucchi l'unica minoranza buddhista storicamente radicata nel nostro continente. Voglio dire, sotto certi aspetti il buddhismo e' anche una moda culturale nel mondo occidentale, almeno negli ultimi quarant'anni. Lo dico senza voler sminuire il discorso di ricerca interiore che pure ha avvicinato molte persone a questa relgione e alla filosofia. Ma e' chiaro che il buddhismo praticato dai calmucchi e' un fenomeno non estemporaneo, anzi inestricabilmente alla stessa identita' di questo popolo!

Questo, nonostante il forte processo di sovietizzazione subito fin dalla Rivoluzione d'Ottobre, culminato, nel 1936, con la costituzione della Repubblica autonoma sovietica dei calmucchi. Anche questa popolazione pero', come i tedeschi del Volga, fu vittima delle deportazioni staliniane. A differenza pero' dei tedeschi del Volga, c'e' da dire pero' che i calmucchi si schierarono a favore degli invasori tedeschi, quando questi, nel 1942, occuparono la repubblica autonoma. Nel 1943, con la controffensiva dell'Armata Rossa, almeno 100mila individui furono percio' deportati in Siberia e la repubblica autonoma fu soppressa.

Ci fu, indubbiamente, da parte dei calmucchi, una certa ingenuita', nel credere di potersi affrancare dall'ateismo di Stato sovietico e dai difficili rapporti con i russi, grazie all'invasione nazista...un errore pagato duramente, ma Stalin, nel dopoguerra, saldo', a torto o a ragione, svariati conti con piu' di un'etnia, sospettata di collaborazionismo con i tedeschi. Anche i ceceni, tanto per fare un esempio drammatico quanto attuale, ne pagarono le conseguenze, con una parziale deportazione in Asia Centrale.

Oggi la Repubblica Autonoma dei calmucchi, ricostituita 5 anni dopo la morte di Stalin, nel 1958, fa parte, dal 1991, della Federazione Russa. Quanti sono oggi i calmucchi e quale futuro possiamo ipotizzare per loro?

Dati precisi al cento per cento non ne ho, ma possiamo parlare di quasi mezzo milione di unita'. Mi pare di poter affermare che siamo al cospetto di una minoranza sufficientemente tutelata, negli ultimi anni, sia sul piano linguistico che religioso. Insomma, il clima di tensione che caratterizza la vicina regione del Caucaso non ha toccato piu' di tanto questi eredi di Gengis Khan!

Fabrizio Noli

Il Mondo di Annibale