Lucian Freud i colori dell'angoscia

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Voglio che la pittura sia carne.

E' scomparso Lucian Freud. Un pittore che amo molto. Amo la sua umanità contorta e impudica, tanto viva e reale. Un piccolo omaggio con questo articolo di Francesco Poli.

Lucian Freud, che era considerato come «il più grande pittore realista vivente», è morto a ottantotto anni a Londra. Nato a Berlino nel 1922, si era trasferito a Londra con la famiglia nel 1933, per sfuggire al nazismo. Suo padre Ernst, architetto, era il figlio minore di Sigmund Freud.

Più interessato ai cavalli che agli studi, Lucian sognava di diventare un fantino, e proprio una scultura in pietra di un cavallo gli permise di entrare alla Central School of Arts and Crafts di Londra. Successivamente continuò la sua formazione alla Anglian School of Drawing and Painting a Dedham. Inizia la sua attività come disegnatore e illustratore e solo a partire dagli anni Cinquanta decide di dedicarsi esclusivamente alla pittura, diventando, assieme a Kossloff, Auerbach e Bacon, uno degli esponenti britannici di una tendenza figurativa con forti valenze espressive e esistenziali. «Io non potevo mettere nel quadro niente che non fosse effettivamente davanti a me»: questa è la disarmante spiegazione della sua scelta realista.

L'amicizia con Bacon, che dura fino agli anni Settanta, è fondamentale per la messa a fuoco della sua ricerca incentrata sulla rappresentazione ossessiva della figura umana nei suoi aspetti fisicamente più crudi e impietosi. Ma la sua pittura, anche se «freudianamente» inquietante, è lontana dalla tragica e geniale visione deformata di Bacon, e si caratterizza in modo più veristico attraverso un'enfatizzazione allucinata dei volti e delle figure, influenzata in particolare dalla Nuova Oggettività tedesca (Dix, Grosz, Schlichter, Hubbuch) e anche dal pittore inglese Stanley Spencer.

Fino agli anni Ottanta la sua opera è apprezzata soprattutto da chi difende la pittura «vera», intrisa di autentico vissuto (per intenderci, critici come Giovanni Testori o Jean Clair), ma la tendenza del gusto cambia in Gran Bretagna a partire da una mostra come «The New Spirit in Painting» alla Royal Academy di Londra (1981), che propone una lettura in termini postmoderni anche del suo lavoro, e soprattutto con il successo negli anni Novanta della Young British Art, con alcuni esponenti come Jane Saville e Ron Mueck che sono chiaramente influenzati dalla ipertrofica e impressionante «fleshness» dei suoi enormi nudi maschili e femminili, come quelli della «Big Sue» (Tilley).

Ed è così che Freud diventa (sostenuto da mercanti come Anthony D'Offay, da direttori di musei e da potenti operazioni mercantili internazionali) un maestro anche per le nuove generazioni, e uno dei più quotati artisti presenti sul mercato.

Francesco Poli

La Stampa