Socialismo e Massoneria: note di un Socialista Massone

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Da qualche tempo nei periodici e nelle assemblee del partito socialista è stata ripresa con vigore e con assiduità la campagna contro la Massoneria: e la questione, dibattuta su giornali e riviste, in seno a non poche Sezioni ed in qualche Congresso Regionale, sarà discussa anche nel Congresso Nazionale del prossimo Ottobre.

La questione non è posta, da tutti coloro che in qualsiasi modo partecipano al grave dibattito, negli stessi termini: poiché v'è chi si limita a discutere se sia conveniente opportuno o, addirittura, se possa consentirsi che un socialista appartenga alla Massoneria: v'è invece chi (e forse sono i più) si spinge oltre e attacca violentemente la Massoneria, facendola bersaglio di accuse di ogni genere, simili o identiche a quelle che alla antica Istituzione sono soliti muovere i clericali.

Ora io non voglio indagare se tutti i socialisti che combattono la Massoneria siano in buona fede; è probabile che fra essi alcuni parlino per risentimenti, ripicchi e dispetti personali, o perchè vi appartennero e rimasero delusi nella loro ambizione, o perché chiesero di entrarvi e furono respinti, o per avversione a certi determinati individui da loro conosciuti per massoni, o, erroneamente creduti tali; o, infine, per gelosia verso qualche compagno la cui influenza nella Sezione e nella città essi attribuiscono al fatto che egli appartenga anche alla Loggia locale.

Queste sono miseriole ed io, ripeto, non voglio occuparmene: son certo che fra i socialisti avversi alla Massoneria vi sono egregi e valorosi compagni in perfetta buona fede, e mi pare che questi meritino che i socialisti massoni accettino a viso aperto la discussione proposta e diano loro gli elementi perchè tale discussione avvenga con obiettività e serenamente.

Ecco perchè io, che sono socialista ed ho la sicura coscienza di non aver mai mancato ai miei doveri verso il Partito, al quale ho dato spontaneamente e con entusiasmo la mia fede, desidero affermare pubblicamente le ragioni per le quali non credo in alcun modo fondate le accuse rivolte alla Massoneria, e stimo di fare cosa non solo onesta, corretta e coerente ai miei principii, ma anche utile, continuando a militare nelle file massoniche nelle quali sono entrato da dieci anni.

In via pregiudiziale potrei cominciare ad obiettare due cose: la prima, che non si può discutere della Massoneria come se si trattasse di qualche cosa che si può far vivere o perire a volontà del partito Socialista, o come se essa fosse una Istituzione da fondarsi adesso, e a proposito della quale può essere utile discutere se sia conveniente fondarla o no e costituirla su certe basi o su certe altre; la seconda che è contestabilissimo il diritto del Partito Socialista di voler a priori e in astratto inibire ai propri iscritti di appartenere ad una associazione quale è la Massoneria.

Pur dichiarando subito che io non intendo trincerarmi dietro queste pregiudiziali perché desidero entrare nel vivo della questione, voglio però accennare ad essa con qualche parola.

E cominciamo dalla seconda: il Partito Socialista ha diritto di pretendere da ogni compagno che ogni suo atto, nella vita privata e nella vita pubblica, sia prima di tutto perfettamente onesto, e, poi, assolutamente conforme alle idealità ed alle direttive socialiste. Quindi se un socialista compie una qualsiasi azione pubblica o privata che sia censurabile dal punto di vista della correttezza o da quello della coerenza, il Partito ha il diritto di giudicarlo, di punirlo, di espellerlo senza bisogno neppure di indagare o di occuparsi se quell'atto incriminato egli abbia compiuto perchè massone. Questo è il vero concetto liberale: altrimenti si torna al criterio poliziesco reazionario che abbiamo tanto combattuto e siamo riusciti a debellare quando la borghesia conservatrice lo applicava a noi socialisti: si diceva: Tizio è socialista, e per questo solo fatto lo perseguito, lo punisco, lo mando al domicilio coatto; mentre noi replicavamo: voi potete reprimere e colpire la infrazione concreta alla legge, ma non la presunzione che un tale sia capace di compiere una siffatta infrazione.

E dovremmo esser proprio noi socialisti a dire adesso: Tizio non ha fatto nulla che dimostri che egli è un cattivo compagno, ma, poiché è massone, noi presumiamo che egli potrebbe compiere qualche cosa da cattivo compagno, e quindi, per questa sola supposizione, lo trattiamo come un colpevole!

In un sol caso si comprenderebbe la incompatibilità proclamata in linea di principio per un socialista di appartenere alla Massoneria e cioè se la Massoneria, collettivamente, avesse fatto e facesse dichiarazioni o compiesse atti in aperto contrasto con le idee e con l'azione del Partito Socialista: ma io sfido chiunque a dimostrarmi che la Massoneria Italiana per le sue costituzioni o per le sue opere meriti, in alcun modo, un tale giudizio sommario.

In quanto all'altra pregiudiziale se si trattasse di decidere se e come si dovesse fondare oggi ex novo la Massoneria probabilmente molti (e fra questi anche non pochi massoni socialisti e non socialisti) potrebbero dichiararsi convinti che oggi essa potrebbe sorgere su basi molto diverse, e che una maggiore semplicità, agilità e modernità di ordinamenti — oltre ad essere più consone alla modernità dei tempi nostri — renderebbero più efficace ed intenso il suo lavoro: parecchi magari potrebbero anche convenire che la democrazia — nelle sue varie frazioni — potrebbe benissimo da sola compiere direttamente l'opera ed esercitare le funzioni che oggi si attribuiscono alla Massoneria.

Ma è ingenuo non tener conto che invece la Massoneria esiste ed opera e agisce — qualunque sia a suo riguardo l' atteggiamento del Partito Socialista — ed ha una organizzazione, una tradizione, una forza delle quali non sarebbe serio disinteressarsi.

Nessuno vorrà essere così cieco da negare che la Massoneria in Italia è una entità che conta per qualche cosa nella vita pubblica, ha irradiazioni in tutto il paese, è disciplinata e compatta in modo che un ordine partito dal centro ha effetto sollecito e contemporaneo in ogni punto d' Italia: e questa organizzazione e questa disciplina sono integrate da una potenzialità economica, che, anche se vogliamo crederla minore di quanto i clericali affermano, è pur sempre poderosa e incomparabilmente superiore a quella dei partiti politici.

Ora, dal momento che questo Ente esiste ed ha forza non trascurabile, par logico che i socialisti desiderino e procurino che esso esplichi un'azione favorevole od almeno non contraria agli ideali ed agli interessi democratici, e che sopratutto non divenga uno strumento in mano dei nemici della democrazia. Quale esercito infatti — mi sia lecito un paragone militaresco — anche giudicando un po' antiquata una fortezza, preferirebbe lasciarla cadere in mano al nemico perché questo se ne servisse ai suoi danni?

Quindi, poiché la Massoneria esiste ed ha vita sua propria assicurata, poiché é una forza nella vita pubblica del paese, poiché è una istituzione capace di una continua e indefinita evoluzione, e se difetta o presenta qualche manchevolezza ciò accade per colpa più di uomini che di cose, pare logico affermare che i socialisti mal provvedono agli interessi del loro partito quando, invocando la esclusione dei socialisti dalla Massoneria, pensano di togliere l'elemento più avanzato e combattivo dalle file della vecchia ma forte e gagliarda istituzione.

E fosse almeno efficace il divieto che si vorrebbe far pronunciare al partito socialista!

E chiaro che anche quando tale divieto fosse pronunciato non si potrebbe mai avere la prova sicura che un socialista avesse ottemperato all'ordine del Partito uscendo dalla Massoneria o astenendosi dall'entrarvi: il partito dovrebbe perciò rimettersi in tutto e per tutto alla lealtà ed allo spirito di disciplina dei singoli compagni. Ma allora, se voi reputate degno di tale fiducia un compagno, come potete sospettare che egli se in Massoneria si sentisse a disagio, se avvertisse una contraddizione fra la sua qualità di socialista e la sua qualità di massone non proverebbe spontaneamente il bisogno, non comprenderebbe di sua iniziativa il dovere di allontanarsi dalla Massoneria? Lasciate dunque ai singoli compagni di affidare alla propria coscienza il giudizio inappellabile della possibilità di essere insieme socialisti e massoni, conciliando e dirigendo ad un unico fine i doveri provenienti dalle due qualità e vivete tranquilli che una vera coscienza socialista non si smentisce mai, ed in qualsiasi ambiente possa trovarsi, non può venire mai meno alla sua fede, al suo ideale.

E ciò dico per quei socialisti che giudicano inopportuno e politicamente pericoloso per un socialista l'appartenere alla Massoneria: in quanto agli altri poi che, senza cognizione di causa e senza elementi positivi giudicano addirittura la Massoneria una congrega di disonesti, mi pare che sia assurdo che essi chiedano soltanto che i socialisti non siano massoni pronti a plaudire a quelli che, essendo già tali, abbandonino le file massoniche: essi infatti dovrebbero, al fil di logica, giudicare indegno chiunque sia entrato in Massoneria e vi sia rimasto e dovrebbe addirittura chiederne ipso facto la espulsione dal Partito non senza — come scriveva giorni sono l'On. Bissolati nell'Avanti! bruciare in effigie Andrea Costa che, rimanendo trent'anni in Massoneria, avrebbe dato prova di essere un birbante matricolato!

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Ma lasciamo da parte le pregiudiziali e veniamo al merito delle accuse concrete contro la Massoneria per vedere con quale fondamento i socialisti possano combatterla.

Tra le accuse mosse da coloro che reputano la Massoneria perniciosa in se stessa e tale da essere combattuta, anche dopo che si sia ottenuto che i socialisti non ne facciano parte, quella più diffusa ed alla quale si annette forse maggiore importanza riguarda il segreto massonico.

Il segreto massonico — si dice — è immorale; « ciò che per definizione è da nascondere è anche per definizione da sospettare!!!» E si aggiunge: che essendo il segreto inutile ai giorni nostri, il volerlo mantenere è indizio sicuro che si intende di occultare sotto di esso qualche cosa di losco (ndr: Sono parole del prof. Lombardo Radice nel Sempre Avanti! del 15 Luglio 1910). Devesi anzitutto tener conto che non bisogna dimenticare le precedenti osservazioni, che cioè la Massoneria ha tradizioni secolari alle quali è legata ed a cui non può rinunciare tutto ad un tratto senza perdere completamente il suo carattere. Che in passato il segreto fosse condizione indispensabile di esistenza sarebbe assurdo negare: la Massoneria era cospirazione continua, e non si cospira alla luce del sole.

Un'associazione che, pur proponendosi gli stessi fini della Massoneria, sorgesse oggi, probabilmente non ne avrebbe bisogno: nella Massoneria il segreto non può ingenerare sospetto appunto perchè è l'ossequio più formale che essenziale, ad una tradizione gloriosa. Ma poi, a voler essere equi e sinceri, a che cosa si riduce oggi il segreto massonico ? Esaminiamolo in rapporto agli ordinamenti, all'azione ed ai membri dell'Istituzione.

Circa gli ordinamenti essi sono stampati a centinaia di migliaia di copie e depositati nelle pubbliche biblioteche, così che chiunque voglia procurarsi una copia degli statuti e delle costituzioni della Massoneria non prova difficoltà molto maggiori che per procacciarsi lo statuto del Partito Socialista e moltissimi massoni potrebbero attestare che conoscevano gli ordinamenti massonici prima di entrare in Massoneria presso a poco quanto dopo esserci entrati.

Circa l'azione massonica è giusto riconoscere che su di essa si mantiene un prudente riserbo, non molto diverso del resto da quello che tutte le associazioni politiche e tutti i partiti vorrebbero — e spesso si dolgono di non riuscirvi abbastanza — mantenere sulle discussioni e sulle deliberazioni di carattere interno. Per l'indole stessa della istituzione, come mostrerò più innanzi — che è sopratutto di preparazione, di affiatamento e di elaborazione — è naturale che molto più dì rado che non per un partito politico si presenti la necessità di comunicare direttamente al pubblico la deliberazione presa da un corpo massonico. Tali comunicati, ufficiali ed autorizzati, sono, d'altronde, tutt'altro che rari. E quando la Massoneria italiana, ogni due anni, tiene le assemblee dei delegati di tutte le Logge, la stampa è sempre informata delle principali deliberazioni di carattere politico e d'interesse pubblico che da quelle assemblee sono state prese. Circa gli uomini è verissimo che è regola massonica di non rivelare mai i nomi degli appartenenti all'associazione, ma è altrettanto vero che ogni massone è pienamente libero di professare apertamente la sua qualità e magari di stamparsela sulle carte da visita come è consuetudine diffusa presso alcune Massonerie estere, quella ungherese ad esempio.

Ognuno comprende quale assoluta necessità fosse nei periodi di persecuzione politica il non rivelare mai il nome dei compagni di fede; oggi, se in teoria la prescrizione rimane, in pratica si conoscono pubblicamente i nomi di tutti i capi e dei membri più autorevoli della istituzione, e non vi è massone, appena appena influente e combattivo, del quale — nel luogo ove egli vive ed opera — non si conosca tale sua qualità. E allora, in sostanza, dove è la profonda differenza coi partiti politici? Forse che il Partito Socialista o il Partito Repubblicano hanno l'abitudine di pubblicare l'elenco alfabetico dei propri iscritti?

Né è escluso che anche quest'obbligo del segreto possa un giorno scomparire dagli ordinamenti massonici che non conoscono Colonne d'Ercole: ma si è proprio sicuri che tale segreto sia oggi inutile? E che tutti si trovino in condizioni di professare apertamente idee democratiche ed anticlericali?

Evidentemente no: e ciò spiega ad esempio perchè i partiti avanzati abbiano tanti simpatizzanti segreti, i quali ne condividono le aspirazioni senza iscriversi ai partiti stessi come forse farebbero, se garantiti di poterlo fare senza che il loro atto fosse risaputo.

E ciò ha specialmente valore per i piccoli centri nei quali la malignità e la potenza delle consorterie reazionarie è tanto maggiore che non nelle grandi città.

Non tutti nascono eroi a questo mondo, ed anche volendolo non tutti possono permettersi il lusso di esserlo. Professarsi apertamente massone a Roma, dove i massoni sono migliaia, dove le persecuzioni sono difficili per non dire impossibili, richiede poco coraggio; ma il Segretario Comunale, il Maestro, il Medico sperduti in una cittaduzza o in un paesello dove il prete domina e il signorotto spadroneggia, possono essere scolte vigili e preziose se la loro qualità di massoni è segreta; sarebbero vittime dannose a sé ed alla famiglia, senza utilità alcuna per la causa che vogliono servire, quando fossero conosciuti e additati all'odio partigiano e alla superstizione ignorante.

Ma mi pare di sentire a questo punto la voce di molti compagni i quali dicono: e non sfidiamo noi pericoli sififatti professandoci apertamente socialisti? Senza dubbio, ma anche senza indagare se in molti luoghi sia più pericoloso l'essere saputo socialista o massone, non dobbiamo dimenticare che i socialisti sono già individui in aperta ribellione allo stato sociale presente, nei quali si ha il diritto di presumere una maggiore disposizione a sfidare l'ambiente che li circonda.

Non adombriamoci dunque se la Massoneria consente ancora oggi che si possa essere massoni segretamente, nella persuasione che molti in questo segreto trovano la possibilità di esplicare un'azione umanitaria e civile che sarebbe altrimenti loro negata. Piuttosto poiché, ripeto, ogni massone ha diritto di rivelare, se crede, la sua qualità, i socialisti ai quali non può costar sacrificio il far noto che sono anche massoni, comincino a dare l'esempio e non facciano mistero della loro qualità, come, modestamente, non ne ha mai fatto mistero chi scrive queste pagine.

Quanto poi a dire, come taluno si è provato a fare, che la Massoneria, se non avesse da nascondere cose turpi, dovrebbe «pubblicare i suoi fogli politici con tanto di Organo della Massoneria, fare i suoi pubblici Congressi Massonici, eleggere i consiglieri e i deputati massoni come tali ecc. ecc.» ciò significa semplicemente ignorare quale sia il carattere della Massoneria che non è un partito né intende di esserlo, come non intende di sostituirsi ad alcuno dei partiti esistenti.

Ma prima di ragionare di questo veniamo ad un'altra accusa capitale d'indegnità che si dirige contro la Massoneria, e cioè che essa sia sopratutto una Associazione di mutuo soccorso, costituita per procacciare ai fratelli illeciti favori e disonesti benefìzi.

Una tale affermazione intanto molti la fanno a cuor leggero, ma nessuno si sentirebbe dì poterla provare e documentare.

Anche tra i massoni — ed è naturale che così sìa — tra tante migliaia, vi sono, in mezzo agli ottimi ed ai buoni, i mediocri e i cattivi: ed accade tutti i giorni nella vita che una distinzione, un ufficio, una carica, non siano sempre dati a chi veramente li merita, ma anche a chi li merita meno di altri, o magari non li merita affatto. Se chi ottiene il vantaggio o il beneficio di qualsiasi specie, lo merita ed è un massone è ridicolo affermare che la sua qualità di massone dovesse essere un titolo per non ottenerlo; se lo merita bisognerebbe poter provare che la ingiustizia è stata commessa perchè egli era massone e non già per una qualsiasi altra delle centomila ragioni per le quali si possono commettere ingiustizie a questo mondo.

Io nego nel modo il più reciso che nella Massoneria, vi sia l'abitudine organizzata di preferire e avvantaggiare i massoni perchè tali, a danno di quelli che massoni non sono.

La natura umana è tale che chi aspira a qualche cosa e vede che un altro la consegue in vece sua, è indotto novantanove casi su cento, a trovar conforto alla propria delusione, e a medicare il proprio orgoglio ferito, o, magari a spiegare il sopruso effettivamente patito con una ragione che si creda, o che si possa far credere plausibile.

Orbene, è molto comodo cercare questa spiegazione nell'influenza della Massoneria.

Intendiamoci: sarebbe ridicolo che io presumessi di farmi garante che non sia mai avvenuto e che non possa mai avvenire che un massone si renda colpevole di un atto indebito di favoritismo a benefìcio di un altro massone: sarebbe ridicolo, ripeto, perché i massoni, ricordiamolo sempre, non cessano di essere uomini e la giustizia non è precisamente un carattere della natura umana; ma quello che mi sento di potere affermare in modo categorico è che non si può far risalire alla Massoneria, come Istituzione, la responsabilità di qualche sporadico fatto individuale che soltanto la malignità interessata o la credulità ingenua possono considerare sintomi di un sistema. Accade tutti i giorni che vi siano uomini che cercano di favorire i propri amici: e se v'è un massone che favorisce un altro massone siate certi che lo fa perchè affetto o interesse lo muove e quindi farebbe altrettanto anche se il favorito non appartenesse alla Massoneria, dato che egli, per animo e per carattere, è capace di commettere una ingiustizia.

Ed ammetto anche che, in certi casi, massoni giunti in posizioni elevate, scelgano, di preferenza, i propri collaboratori, i propri strumenti tra i fratelli di fede: ma anche questo avviene non perchè la Istituzione lo desideri o lo imponga, ma perchè la convivenza massonica stringe legami di stima e di amicizia, dà modo di conoscere e apprezzare reciprocamente le qualità intellettuali e morali, e perciò quando uno deve fare una scelta di fiducia fra le proprie conoscenze, è naturale che, se massone, conosca e stimi altri che sono massoni come lui. Questo è profondamente umano: direi di più è sommamente logico. E i socialisti che se ne scandalizzassero dovrebbero cominciare a spiegare come mai, ad esempio, nell'Amministrazione dell'Umanitaria a Milano, gli impiegati, e coloro che in genere ricevono incarichi, uffici ecc. sono in grandissima maggioranza socialisti.

Peggio ancora dovrebbero spiegare come mai di tanto in tanto negli avvisi di pubblicità dell'Avati!, compaiono annunci di Comuni, Congregazioni di Carità ecc., in mano dei socialisti nei quali per posti di Segretari, Maestri ecc. si richiedono persone che siano munite della tessera d'inscrizione al partito. E facciamo la dannata ipotesi che domani un socialista divenisse Ministro: credete proprio che intorno a sé chiamerebbe conservatori e clericali, o non piuttosto che — voltandosi intorno per cercare persone di fiducia — il suo sguardo si poserebbe naturalmente su compagni di fede da lui conosciuti e sperimentati in lunghi anni di comunanza di vita, di idee e di battaglie? Dunque concludiamo su questo punto: la Massoneria non richiede e non preordina alcun mutuo soccorso illecito; se un massone commette un' ingiustizia e un altro se ne avvantaggia, ciò li riguarda individualmente e significa soltanto che beneficato e beneficatore sono due cittadini poco onesti, come se ne potrebbe trovare in qualsiasi associazione e condizione sociale; se invece un massone, disponendo di posti a cui può chiamare chi vuole, ripone fiducia — senza danno di terzi e senza violazione dell'equità — in altri massoni ciò è incensurabile e naturalissimo.

Ed anche un'altra cosa è naturalissima: che cioè a forza di blaterare da parte di clericali e di altri, che la Massoneria è il paese di cuccagna nel quale si prodigano favori, onori e assistenza, vi siano interessati, ambiziosi, inetti che cercano di entrarvi allettati da questo solo miraggio: la maggior parte di costoro, nella rigorosa selezione che la Massoneria compie prima di ammettere un neofita, sono respinti, e se alcuni, sorprendendo la buona fede degli onesti, riescono ad entrarvi, si accorgono subito che la Massoneria, come Ente, esige molto e non dà nulla, e ben presto se ne ritraggono delusi per divenire, e s'intende, i suoi più loquaci ed ostinati denigratori.

Ma poi parliamoci chiaro: coloro i quali affermano che la Massoneria è un' organizzazione camorristica di mutuo soccorso, di illecito favoritismo, non possono sfuggire alla logica conseguenza che tutti, badiamo bene, tutti coloro che appartengono alla Massoneria e coscientemente vi rimangono sono esseri immorali e spregevoli, i quali deliberatamente partecipano a una furfanteria, e con complicità necessaria, si spartiscono i disonesti benefizi di una mala Congrega.

I clericali, in ciò, sono perfettamente coerenti perchè non fanno eccezione: quando uno è massone, solo per questo, è per essi giudicato senza remissione, è un cattivo soggetto, e non vi è birbonata di cui non lo stimino capace, e di cui — per lo meno — non affermino di stimarlo capace.

Ma per i democratici di qualsiasi gradazione non è, e non può essere così. Se essi giungessero alla conseguenza che massone equivale a intrigante e disonesto essi getterebbero il fango su uomini che sono abituati ad amare, stimare ed ammirare.

E, per citare un esempio solo, a dir poco metà dell'Estrema Sinistra passata e presente, in tutte le sue frazioni, sarebbe colpita dall'iniqua sentenza.

E se davvero tutta la Massoneria fosse un'organizzazione mafiosa quale giudizio si dovrebbe fare dei suoi capi? E con quale coerenza tutta la democrazia concorde può inchinarsi dinanzi alla mite, pura, integerrima figura di Ettore Ferrari, o raccogliersi in Roma in Campidoglio sotto la rigida, inflessibile guida di Ernesto Nathan, se Ferrari e Nathan dovessero stimarsi capaci di aver diretto o di dirigere una associazione di camorristi?

Ernesto Nathan! Io non sono qui per esaminare i suoi pregi o i suoi difetti, ma se c'è una dote che tutti, unanimemente, gli riconoscono, nella sua opera di Sindaco di Roma è proprio l'imparzialità più assoluta, spinta ad uno scrupolo che talvolta può parere perfino eccessivo, e che ha fatto si che il criterio della giustizia più pura informasse tutti gli atti dell'amministrazione bloccarda cosicché l'integrità morale del Nathan è un usbergo contro il quale non attentano più di dirigersi nemmeno gli strali degli avversari.

E quest'uomo, che agisce in questa maniera quando è giunto a capo di una Amministrazione vasta e importante come quella del Comune della Capitale, nella quale tanti favoritismi sarebbe possibile compiere, tanti beniamini collocare, come ben sanno le amministrazioni clerico-moderate che si sono succedute al Campidoglio, sarebbe stato capace, presiedendo per anni e anni le sorti della Massoneria, di rendersi autore, complice e responsabile di immoralità e di ingiustizie di ogni specie?

Se davvero fossero sinceri i denigratori abituali della Massoneria dovrebbero avere il coraggio di combattere come disonesti tutti i più eminenti massoni, invece di portarli sugli scudi finché son vivi e potenti e di inchinarsi ai loro feretri quando come quest'anno, intorno a quelli di Andrea Costa, di Pilade Mazza e di Ettore Zanardi, un popolo intero si raccoglie reverente e commosso.

Passiamo dunque in aere più spirabile, disprezzando, come una vacua e bugiarda retorica, le accuse di coloro che, tentando di insultare la Massoneria, vorrebbero, con stolta incoscienza, schizzar fango sulle più alte e più belle figure del patrio risorgimento e di tutta la democrazia.

E veniamo a ragionare con quelli i quali, con serenità e buona fede — ignote agli altri — dicono: noi non eleviamo alcuna eccezione d'indegnità contro la Massoneria, non ci adombriamo con apriorismo semplicista per un segreto che è un velo così trasparente ma, pur riconoscendo onesti nella grandissima maggioranza i massoni e onesta nei suoi fini e nella sua azione la Massoneria, la crediamo una Istituzione antiquata nelle forme, ed ormai divenuta superflua: e, se anche dovessimo ammettere che essa fa del bene e compie ancora una funzione utile, non crederemmo per questo conveniente che vi partecipino i socialisti, i quali debbono spendere le loro energie per un Partito che, nel suo vasto programma, come il più contiene il meno, comprende anche le finalità che, come scopi peculiari e quasi esclusivi, la Massoneria si propone; e ciò vogliamo tanto più, perchè temiamo che i nostri compagni nella disciplina massonica possono trovare un impaccio, una limitazione al libero svolgimento della propria opera di socialisti, e divenire, coscienti od incoscienti, gli strumenti della volontà della Massoneria nel seno del Partito Socialista.

A chi dice così rispondo punto per punto.

Non c'è dubbio che la Massoneria mantenga ancora in vigore forme rituali antichissime di origine e di carattere simbolico e mistico che sembrano contrastare con le tendenze positiviste e con le consuetudini semplici e schiette della democrazia moderna. Ed è anche vero che i puntini, le iniziali maiuscole, i riti di iniziazione e di lavoro, i segni di riconoscimento ecc. ecc., considerati isolatamente e superficialmente, possono apparire scenografia sorpassata, e — perchè no? — prestarsi all'aculeo del ridicolo ed alla facile derisione.

Ma sotto queste forme tradizionali, ricordo e sopravvivenza di un passato glorioso, e legame tenue, e pure infrangibile, nello spazio e nel tempo, vi è — quando tali forme si considerano nel loro complesso — una poesia e una sapienza che soltanto uno spirito rozzo e grossolano non sente e non comprende.

Lo stesso apparato esteriore, gli stessi riti un po' ieratici contribuiscono, quando siano intesi nel loro vero senso e messi in relazione fra di loro, a formare la educazione del massone.

E non ho detto a caso questa parola educazione perchè è appunto uno dei caratteri più salienti e più importanti della Istituzione Massonica quello di proporsi il miglioramento morale e intellettuale dei suoi adepti, con la cultura del loro spirito, con la formazione del loro carattere. I partiti politici non possono incaricarsi di questa missione; in essi si milita — e spesso è milizia non solo esterna, ma intestina — ma non si ha né la disposizione, né la occasione per educarsi e per educare. La Massoneria invece con la sua disciplina e con la sua gerarchia, con l'autorità del Venerabile, che è un vero padre di famiglia, con le riunioni frequentissime, con le discussioni proficue anche se accademiche, con la predicazione della fratellanza e con l'esercizio della carità, svolge un'azione educatrice di cui ogni spirito sereno non può disconoscere l'importanza. Lo dico per esperienza mia personale, e per confessione spontanea di numerosi amici: in Massoneria si sente di divenire migliori, di elevarsi su pregiudìzi e meschinità.

Basterebbe questo — non è vero? — per giustificare l'esistenza di una Istituzione, ma chi afferma che la Massoneria ai giorni nostri sia nel campo politico e sociale una superfluità, non la conosce. Io sono e mi sento socialista, ed ho della vita nelle sue varie manifestazioni la concezione che un socialista deve avere, e sono persuaso che il partito socialista anche da solo, lotti efficacemente per il raggiungimento delle finalità che si propone, ma sono del pari convinto che per liberare la società da molti mali che l'affliggono, per avviarla progressivamente verso un assetto di maggiore giustizia, i socialisti possono efficacemente contare sul concorso di quanti, discordi su altri punti, concordano genericamente in questa aspirazione di progresso e di bene.

Ed ecco in che cosa consiste la vera ragion d'essere, la profonda utilità della Massoneria. Essa si propone di essere, e, secondo a me consta, è oggi effettivamente in Italia, un'accolta di uomini liberi, i quali si uniscono convenendo lealmente di lasciarsi pienamente indipendenti, così nel pensare come nell'agire, in tutte quelle questioni nelle quali divergono, di non sindacare le particolari concezioni politiche di ciascheduno, purché espressamente conciliabili con la libertà del pensiero e con l'azione democratica, per unire i propri sforzi nella trattazione delle questioni nell'agitazione dei problemi, nella propagazione delle idee su cui l'accordo è possibile e utile.

Quanti credono che diffondere la cultura e l'istruzione, combattere il dogmatismo spirituale e politico, propugnare un regime della maggior possibile giustizia sociale, difendere sotto ogni aspetto, il libero e sicuro svolgimento della personalità umana, combattere accanitamente gli sforzi della reazione, i mali della superstizione, possano essere compito comune di tutti gli animi onesti e liberi e non programma esclusivo di un Partito o di una Scuola, trovano nella Massoneria il loro posto di combattimento per buone e feconde battaglie.

Si dice: ma i partiti politici affini possono, su determinati punti nei quali concordano, pattuire un'azione comune anche senza bisogno della Massoneria. Non lo escludo in teoria, ma in pratica noi vediamo quanti astii, quante diffidenze, quanti reciproci errori scavano troppo spesso solchi profondi — tanto da contrapporre eserciti ad eserciti di lavoratori — ed elevano ardue barriere anche tra i partiti che dovrebbero sembrare ed essere i più affini, ed è vantaggio inestimabile che vi sia la possibilità che uomini di diversi partiti della democrazia possano ritrovarsi su di un terreno chiuso a quelle lotte infeconde, nel quale la cortesia e la benevolenza sono consuetudine ed obbligo, per constatar che le ragioni di dissenso fra i rispettivi partiti sono transitorie e di scarsa importanza in confronto al compito comune che è segnato dalla affinità delle aspirazioni e più ancora dalla compattezza e dalla audacia degli avversari comuni.

Quest'opera continua di pacificazione e di intesa fra le varie frazioni della democrazia costituisce una delle maggiori se pur disconosciute benemerenze della Massoneria.

Dichiarare dopo di ciò che i socialisti massoni si sentono e sono perfettamente liberi nello svolgimento della propria attività, e non sono dalla loro qualità di massoni vincolati nell'opera che svolgono nel Partito Socialista, più di quello che non siano dalla loro qualità di socialisti nell'opera che svolgono nell'interno della Massoneria è persino superfluo. In Massoneria — lo credano pure e se ne convincano coloro che non vi appartengono — è regola non trasgredibile la tolleranza per tutte le opinioni liberali sinceramente professate: ed è gran benefìcio che uomini di partiti diversi si abituino ad ascoltare, in deferente attenzione, idee che magari non approvano, ed alle quali saranno liberi di contrapporre argomenti e ragionamenti che saranno uditi con pari rispetto, come si addice ai dibattiti sereni e civili, mentre in troppe assemblee politiche la esuberanza del temperamento latino spinge ad impedire all'avversario di manifestare la propria opinione ed a farsi ragione più con la forza della voce, che con quella degli argomenti.

E inoltre molto spesso le avversioni preconcette tra uomini di partiti diversi sono cagionate sopratutto dalla scarsa conoscenza che gli uni hanno degli altri, ed io ho potuto assistere con compiacimento al fatto che modesti operai socialisti, che focosi organizzatori del proletariato, abbiano a poco a poco, conquistato la simpatia e la fiducia di assemblee massoniche, nelle quali i borghesi più autentici abbondavano, e mi son persuaso — con legittimo compiacimento — che quei borghesi, i quali forse non erano mai stati in contatto diretto e da pari a pari con operai, anche ritornati nel loro ambiente, non avrebbero mai più parlato di operai e di Socialismo, senza avere dinanzi agli occhi della mente la figura di quel Fratello operaio e socialista, che avevano imparato a conoscere, ad apprezzare e stimare in Loggia.

Né minore compiacimento ho provato quando nella mia Loggia ho veduto professionisti, uomini agiati e borghesi, e perfino ufficiali dell'esercito e dell'armata, accogliere, concordi, la proposta di un socialista di inviare sussidi ad operai scioperanti in difesa del loro diritto di organizzazione, o per rivendicare condizioni più umane di vita. Quei massoni che in altre e più frequenti occasioni, avevano unito il loro obolo e le loro energie per alleviare pubbliche calamità (quale altra Istituzione ha dato tanti uomini e tanto denaro, 200.000 lire, per soccorrere Reggio e Messina?) per promuovere benefiche opere, fondare scuole, aiutare biblioteche popolari, ecc. ecc. col venire in soccorso anche di operai lottanti per interessi di classe, mostravano di essere veramente educati alla comprensione larga, obiettiva dei doveri della solidarietà sociale, secondo quella saggia collaborazione di classe che è invocata anche da autorevolissimi socialisti.

Ma che forse, chiedono alcuni, la Massoneria cesserebbe dall'esplicare la sua multiforme azione se i socialisti non vi appartenessero? Io sono sicuro di no, ma, prima di tutto, perchè dovrei rinunciare a dare il mio concorso ad un'opera socialmente utile, la quale non soltanto non è neppure minimamente in contrasto con la mia fede politica, ma rappresenta anzi, a parer mio, un utile ed efficace complemento all' attività che io spiego nel mio partito perchè concorre alla trasformazione ed elevazione dell'ambiente sociale, affrettando la formazione di quello nel quale le idee politiche mie, potranno meglio affermarsi e trionfare? E poi io sono convinto che la partecipazione dei socialisti alla Massoneria, se non necessaria ai fini dell' azione di essa, è pur sempre utilissima.

E evidente che un'azione qualsiasi è sempre la risultante media di tendenze estreme: ora, se si sottraessero dalle file massoniche i socialisti, è naturale che la tendenza più temperata, quella dei democratici più tiepidi, avrebbe maggiore probabilità di prevalere; mentre, come si comprende, i socialisti massoni sono stati finora elemento prezioso della continua evoluzione della Istituzione, la quale, come tutte le cose umane, ha bisogno di evolversi e di progredire continuamente per non essere superata dai tempi.

Cosi i socialisti massoni hanno concorso a far si che nel 1906 fosse solennemente consacrato nell'articolo primo delle rinnovate costituzioni massoniche il concetto che la Massoneria si propone di attuare il principio democratico nell'ordine politico e nell'ordine sociale; e questa affermazione come ognuno sa, provocò il distacco dei massoni conservatori che facevano capo ad un ex-Sottosegretario di Stato. I socialisti massoni hanno anche concorso a far prevalere la tendenza ormai trionfante, secondo la quale l'anticlericalismo non può essere compreso come fine a se stesso, né consistere in una esercitazione verbale ed in una opposizione sistematica o negativa, ma deve trovare alimento e base nell'azione positiva della diffusione della cultura, nella conseguente estensione dei diritti politici e nel progressivo elevamento delle condizioni economiche delle classi lavoratrici.

E proprio adesso che i socialisti massoni vedono — mercè il loro concorso — avviata la Massoneria in una direttiva ancor più moderna, più democratica, più benefica, dovrebbero ritrarsene, rinunciando a cooperare a conquiste maggiori? E potrebbero i socialisti massoni accettare l'ordine di uscire dalle file massoniche, quando tale ordine significherebbe apertamente che il partito non ha fiducia che la loro coscienza sia sufficiente a giudicare se fanno bene o male appartenendo alla Massoneria?

Né si deve dimenticare che la scomunica socialista potrebbe avere per effetto di suscitare nella Massoneria, e per avventura anche nelle sue direttive, una reazione più che giustificata contro un Partito che mostrasse con colpevole leggerezza e con nessuna equità, di vilipenderla e disprezzarla.

Considerando tutto ciò, meditino i socialisti alla vigilia dell'imminente Congresso, che cosa convenga loro di fare: io non ho preteso di tessere l'apologia della Massoneria, né mi sogno di sostenere che essa sia perfetta e composta di uomini perfetti; molti miglioramenti possono e debbono introdursi nei suoi ordinamenti; non pochi di coloro che ad essa appartengono potrebbero, magari utilmente, essere eliminati; data la sua organizzazione, la sua forza numerica, la sua potenzialità economica, si ha il diritto di chiederle un'azione più efficace, e ad esplicarla contribuirà certamente una semplificazione ed un rammodernamento delle sue leggi e dei suoi ordinamenti; ma tutte queste sono ragioni non già perchè i socialisti se ne disinteressino e se ne ritraggano, ma perchè vi rimangano e vi entrino anzi in maggior numero che adesso non siano, per far sentire, con maggior peso, l'influenza delle proprie idee e per volgere sempre più decisamente a sinistra l'antica prora della nave massonica.

E ciò i socialisti massoni potranno far tanto meglio se non avranno la continua preoccupazione di sentirsi ingiustamente sospettati nelle file del loro Partito, e se potranno, a viso aperto e senza incorrere in diffidenze ingiuste, dire ai propri Compagni: anche nelle file della Massoneria noi lavoriamo da socialisti e dedichiamo, come nel partito, le nostre migliori energie di uomini di cuore e di carattere, a preparare un avvenire migliore per un'umanità più libera, più colta, più giusta.

Santi Vannuzzi - Segretario della sezione socialista di Cattolica di Romagna

Cattolica di Romagna, Agosto 1910