A proposito di indice di Gini

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Secondo il World Factobook 2009, questa è la rappresentazione del coefficiente di Gini rispetto alla distribuzione del reddito nei vari paesi del mondo.

Italia 0.30 - 0.34

Svezia 0.23 – 0.25

Germania 0.25 - 0.29

USA  0.30 - 0.34

 

I paesi più virtuosi sono quelli scandinavi, mentre il Sudafrica, con un coefficiente maggiore di 0,6, appare come uno stato con un divario reddituale fortemente esasperato. A titolo di nota metodologica, per i paesi molto estesi il coefficiente di Gini può non essere preciso, quindi i valori degli Stati Uniti e della Cina sono da leggersi con cautela.

Se poi andassimo a verificare qual è la distribuzione della ricchezza a livello mondiale, scopriremmo che il 60% delle famiglie italiane ha una ricchezza netta superiore a quella del 90% delle famiglie di tutto il mondo, con una quota sulla ricchezza netta mondiale del 5,7%. Calcolando che il nostro PIL si attesta sul 3% e che rappresentiamo numericamente meno dell’1% della popolazione mondiale, il risultato è sorprendente. Del resto se volete gloriarvi dell’appartenenza a una casta di privilegiati basta che facciate un semplice test, disponibile su Global Rich List. Selezionate euro come valuta di riferimento e inserite il vostro reddito annuo. Alcuni scopriranno senza difficoltà di appartenere allo 0,98% più ricco del pianeta. Poi, certo, bisognerebbe misurare anche il potere d’acquisto del vile danaro e non dimenticare che esistono beni che non si possono depositare in banca, come la possibilità di vivere e respirare aria pulita sotto a cieli azzurri, o di passeggiare in mezzo a foreste incontaminate traforate dai raggi di un sole che illumina milioni di granellini dorati in sospensione sotto a un tetto di foglie. Per molti di quello 0,98%, le immagini appena evocate non sono altro che reminiscenze lontane di un atavico ancestrale inconscio collettivo, da rievocare collettivamente celebrando il rito della memoria su Discovery Channel o al più su Nat Geo.

Ma è a pagina 29 del documento di Banca d’Italia che troviamo un dato a dir poco sconfortante. L’indice di Gini applicato alla ricchezza netta delle famiglie italiane, calcolato per il 2008, è pari a 0,613. La ricchezza è cioè fortemente concentrata nelle mani di poche famiglie, lasciando alle altre le briciole. La situazione è ancora peggiore, ma questo era prevedibile, per quanto riguarda la concentrazione delle attività finanziarie che, attestandosi allo 0,763, testimoniano come maneggiare titoli e azioni non sia proprio alla portata di tutti, mentre le passività finanziarie, ovvero i debiti (mutui e prestiti personali) sono quasi esclusivamente a carico di pochissimi fortunati, essendo caratterizzati da un coefficiente di Gini pari a 0,907, delineando così una curva di Lorenz che accarezza molto da vicino la linea di totale inequità.

Ricchezza e debiti per due ristrette élite, insomma, le une che fanno da contraltare alle altre.

 

Renato Costanzo Gatti