La terribile lezione di Oslo

  • PDF

E’ cominciato nel peggiore dei modi l’epilogo di questo orribile decennio, quello cominciato l’11 settembre del 2001. Da allora i maestri dell’odio hanno sparso senza sosta, tutti i giorni, le loro idee avvelenate. E menti deboli e malate, come quella del nazista di Oslo, sono state accompagnate quotidianmente verso il baratro. Basta vedere il raccapricciante filmato predisposto da quel giovane norvegese per rendersene conto. Il nome di Cristo (che nessuno fino ad oggi ha difeso) campeggia nella sua simbologia dell’odio accanto a immagini di musulmani che invadono l’Europa e a bandiere sovietiche che distruggono la “Cristianità”.

Una mente malata e debole, non c’è dubbio, che quotidianamente però è stata nutrita dai teorici, dagli araldi dell’odio. Esattamente come altre menti deboli e malate sono state accompagnate da altre simbologie verso analoghi baratri in tanti paesi islamici.

I cantori dell’odio islamico, i cattivi maestri del jihadismo, non quelli che guidano la mano dei terroristi ma quelli che trovano o hanno trovato sempre e comunque il modo per giustificare i crimini perpetrati contro l’umanità, non li conosco, ma per dieci anni ho visto i loro frutti agghiaccianti. I maestri nostrani dell’odio invece li conosco, credo di conoscerli tutti. Posso sentire le loro voci, intervistate e lodate da un decennio, posso vedere i loro volti, perché non ho potuto sottrarmi ai loro infiniti editoriali, ai loro quotidiani, ai loro settimanali: è da un decennio che mi sfilano addosso in una devastante marcia trionfale. Un incubo che vivo da sveglio da un decennio.

Credo però che il decennio dell’11 settembre non debba concludersi così! Credo che questo orribile decennio debba concludersi con un sano sussulto contro i cattivi maestri del Terzo Millennio: dobbiamo ribellarci alla dittatura (che per fortuna non è riuscita a imporsi) di questo pensiero malato, fatto di xenofobia, di invocazioni alla morte altrui nel nome del proprio Dio, o di aberrazioni che identificano miliardi di persone con il terrorismo di alcuni. Come se qualche sconsiderato associasse tutti i cristiani allo stragista di Oslo. No, il cristianesimo non è lui, non è il suo. Ma due parole andrebbero spese, oggi, anche sulle vittime. Perchè le vittime del venerdì nero di Oslo hanno un nome, si chiamano ”figli del socialismo libertario”. Sono loro, i figli del socialismo libertario europeo, le ultime vittime, scelte e prescelte, da queste ideologia di morte.

Quando altre vittime sono state identificabili con un credo religioso o un gruppo etnico sono state ricordate, difese. O almeno si è parlato della necessità di difenderle, e giustamente.

Oggi quelle vittime, i govani socialisti libertari, hanno un nome, ma pochi lo ricordano, lo dicono, pochi ne parlano. Eppure  la loro visione del mondo è state terribilmente aggredita.

Il socialismo libertario non ha mai ceduto a guerre preventive, a fanatismi politici o religiosi, all’odio etnico o razziale, non ha mai ceduto a complessi di superiorità, non si è mai piegato ai mille dottor Stranamore che da un decennio avvelenano i pozzi di Oriente e Occidente.

Il socialismo libertario non ha mai ceduto al dogmatismo di chi vuole imporre il proprio modo di vestire, di pensare, di pregare, o di non pregare. Quei ragazzi meritano rispetto, e anche le loro idee lo meritano. Non ci sono soltanto le altre idee, le altre fedi, le altre convinzioni. Al mondo c’è ancora ANCHE il socialismo libertario,  e questa terribile strage potrebbe aiutarci a ricordare o capire quanto di bene quelle idee possono ancora dare a tutta l’umanità. Senza la pretesa, propria di altri pensieri, di essere le “uniche” buone.

Riccardo Cristiano

Il Mondo di Annibale