God save Democracy!

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Chi è il principale responsabile dei disordini – anzi, della rivolta inglese (perché è opportuno chiamare le cose con il loro nome)?

Qualcuno risponderà: la teppaglia dei ghetti, che sfoga la sua rabbia antisociale contro le proprietà altrui; altri diranno: una polizia inefficiente e dalla mano pesante.

Una faccenda tra hooligans e bobbies? Io la vedo in maniera diversa: secondo me, la responsabilità di ciò che sta accadendo grava per intero sulle spalle di David Cameron, l'amante (tradito) della Toscana e del cappuccino.

Ieri, davanti ad un Parlamento osannante, il premier britannico ha gettato la maschera del democratico, rivelandosi per ciò che è: un oppressore delle classi popolari, determinato a mandare in piazza l'esercito per schiacciare le proteste; pronto, come un qualsiasi rais mediorientale, ad oscurare i social network adoperati dai ribelli (che, se facessero le medesime cose in Libia o in Siria, sarebbero esaltati come "civili" in lotta per la democrazia). Peccato che sia stato proprio lui, con le sue spietate politiche classiste, a sprofondare nella disperazione milioni di cittadini, strappando loro il presente ed il futuro. Li ricordate i suoi provvedimenti "di risanamento"? Rammentate quando triplicò le rette delle università, escludendo i poveri dall'istruzione superiore, e gettò sul lastrico mezzo milione di famiglie, quelle dei dipendenti pubblici licenziati? Il tutto condito dalle immancabili privatizzazioni, un abito cucito su misura per le società private...

Allora, in un rigurgito di lotta di classe, gli studenti inglesi occuparono le strade e misero Londra a ferro e fuoco. Gli intellettuali organici al potere inorridirono, noi no: la legittima difesa è, per definizione, legittima, e i giovani avevano ragione da vendere.

Oggi assistiamo al secondo tempo della partita o, per essere più precisi, dello scontro sociale. Non sorprende che Cameron e i suoi mandanti vogliano ridurre la complessa, preoccupante vicenda ad una questione di ordine pubblico: il loro scopo palese è l'instaurazione di un'oligarchia autoritaria, fondata sul controllo poliziesco. Addolora, invece, il servo encomio dei laburisti al premier: un'opposizione degna di questo nome avrebbe preteso le sue immediate dimissioni. Al contrario, il Labour è caduto nella trappola tesagli da chi, astutamente, nasconde i propri misfatti dietro quelli – penalmente e moralmente condannabili, ma, in definitiva, assai meno gravi – di frange marginali di saccheggiatori.

Ancora una volta, come nel "laboratorio Grecia", siamo testimoni di un esperimento condotto su esseri umani, che potrebbe condurre ad un epilogo di tipo siriano – con l'unica, significativa differenza che, nell'Occidente "democratico", il ruolo di cattivo spetta invariabilmente al ribelle (e che, qui da noi, il numero dei morti e delle cannonate non sarebbe moltiplicato strumentalmente dai media).

Eccesso di pessimismo? Me lo auguro... ma, in fondo, anche Bashar al-Asad è un distinto signore che ha studiato in Inghilterra.

Norberto Fragiacomo