Possono i mainstream europei di sinistra ricollegare socialismo e democrazia economica?

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Le recenti elezioni in Francia hanno dato al Partito socialista il controllo di entrambi i rami, esecutivo e legislativo, dello Stato. Buone notizie? Per quelli di noi a sinistra, sicuramente. Un passo importante verso un nuovo ordine economico socialista in Europa? Difficilmente. In Francia abbiamo un partito socialista che non ha come riferimento il socialismo. Ma non è solo la Francia, naturalmente. In Spagna il PSOE ha poco a che fare con il socialismo o con un avanzato potere della classe lavoratrice. In Gran Bretagna abbiamo un partito laburista che non sostiene alcuna forma di controllo del lavoro sull'economia. In Germania e in Svezia abbiamo partiti socialdemocratici che sembrano credere che la socialdemocrazia può coesistere con l'assenza di democrazia economica del capitalismo corporativo - come il neo-liberismo ha evidenziato, questa nozione si è sempre dimostrata falsa. Questi partiti molto tempo fa si sono ritirati dal socialismo e dal controllo democratico del capitale.

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GRIDIAMOGLIELO IN PIAZZA!

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Mai come in questo momento la Costituzione della Repubblica rischia di essere travolta a partire dall'articolo 1: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro".

Il valore e la natura stessa della democrazia e dei diritti del lavoro sono infatti gravemente sviliti da controriforme e manovre economiche inique, esplicitamente dettate da poteri politici e finanziari esterni al sistema istituzionale del nostro Paese.

Il Governo Monti, pur formalmente legittimato dal sostegno della maggioranza trasversale di un Parlamento ampiamente logorato nella propria rappresentanza e credibilità, a partire dalle stesse modalità elettorali che lo hanno espresso, agisce al di fuori di un mandato popolare.

L'introduzione del vincolo del pareggio di bilancio subordina l'esigibilità dei diritti sociali e alla salute, all'istruzione, alla previdenza e all'assistenza alle "superiori" ragioni del mercato.

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La Sinistra Socialista per la difesa dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori

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La Sinistra Socialista ritiene che le modifiche proposte dal governo all'art 18 dello Statuto dei Lavoratori siano inaccettabili, in particolare sui seguenti punti:

  1. Nel considerare automaticamente non reintegrabile il lavoratore licenziato per motivi disciplinari che non implichino una grave e fondata violazione degli accordi contrattuali o delle norme di ordine pubblico.
  2. Nel non consentire una verifica giudiziale della fondatezza effettiva della causa economica .
  3. Laddove non qualificando normativamente i limiti di questa causa, si rimette di fatto il destino del lavoratore alle mere scelte della cosiddetta "libertà d'impresa".


Il coordinamento nazionale della Sinistra Socialista esprime il proprio dissenso alla soluzione proposta dal governo dei "Professori", e ritiene che tutto il Partito Socialista Italiano debba esprimere il suo dissenso in ogni sede opportuna.
Il Consiglio Nazionale del 1° aprile sarà opportuna sede per sancire, con un deliberato, la contrarietà dei socialisti a questo progetto del governo.

per il coordinamento nazionale della Sinistra SocialistaFranco Bartolomei

Mobilitazione FIOM 9 marzo

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La Lega dei Socialisti aderisce alla giornata di protesta organizzata dalla FIOM per il 9 Marzo.

Una delegazione della Lega dei Socialisti, con le proprie bandiere, sarà presente al corteo e sfilerà con i compagni della FIOM sotto lo striscione "Socialismo o Barbarie" già presente alla manifestazione dello scorso 15 ottobre.

Franco Bartolomei - segretario nazionale

Pier Luigi Camagni - presidente nazionale

Augusto Da Rin - vicesegretario nazionale


Ma la licenziabilità non crea posti di lavoro

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Qualche giorno fa anche l'insospettabile quotidiano di casa FIAT ha scoperto, attraverso un'indagine di Manageritalia, che l'art. 18 è un falso problema e che quello vero sono invece le competenze professionali dei lavoratori in un sistema economico e paese dove ben poco si punta sulla formazione.

Di più, qualche giorno prima, Repubblica riportava uno studio OCSE dove risultava - attraverso l'individuazione di un indice comparato che, ovviamente, non partiva solo da art. 18 o simili - che è ben più facile licenziare in Italia che in Francia o Germania.

Perchè, quindi, il prof. Monti si affanna tanto?

Pier

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La svendita dei diritti dei lavoratori

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Due sono i temi caldi di un’estate che, come direbbe Branduardi, è sahariana di per sé.
Il primo è la manovra economica tremontiana; il secondo è la sigla dell’Accordo Interconfederale tra CGIL, Cisl e Uil, da una parte (?), e Confindustria, dall’altra.
Del suddetto accordo si è parlato (e sparlato) parecchio, in questi giorni – soprattutto a causa della contrapposizione frontale tra la Fiom e la Confederazione di cui fa parte, la CGIL firmataria; quasi subito si sono scatenate le tifoserie. Senza la pretesa di offrire un contributo chiarificatore (una tesi di laurea in diritto del lavoro, scritta a metà degli anni ‘90, non fa di me un giuslavorista), vorrei soffermarmi anch’io su alcuni aspetti dell’intesa che – anticipo – non mi convincono affatto; di seguito, trarrò le mie conclusioni, che vanno lette come un contributo al dibattito in corso.


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