Contributo al Consiglio Nazionale PSI

  • PDF

Care compagne e cari compagni,

il voto, così come la gestione, soprattutto da parte del Partito Democratico, delle fasi di trattativa per la costituzione di un governo, per l'elezione del Presidente della Repubblica e, poi, della formazione di un governo di larghe intese, ha messo in difficoltà la prospettiva di creare un ampio fronte riformista e di sinistra che si era coagulato intorno al progetto Italia Bene Comune.

Tale progetto, per noi socialisti, rappresentava anche il possibile inizio di un cammino che potesse portare, anche in Italia, alla nascita di una nuova, grande, forza riformista e socialista, così come in tutta Europa.

Da socialisti, non possiamo pensare che tale progetto sia finito, né rinunciarvi.

Il vento del cambiamento, forse ha colto impreparati anche noi del PSI. "La casta" e "l'austerità" sono i principali ingredienti di una diffusa antipolitica. Responsabilità ce ne sono e molte, principalmente imputabili alle formazioni politiche presenti in parlamento durante la scorsa legislatura. Gravissimo non essere stati in grado di cambiare la legge elettorale, altrettanto non aver dato nessun segnale di austerità o sobrietà da parte delle istituzioni, nel momento in cui il Paese soffre la recessione.

L'antipolitica e il Movimento 5 stelle sono anticorpi nati nella stessa politica e sviluppati poi in maniera anomala tanto da rischiare di diventare più letali del male, ma il male esisteva ed esiste, non possiamo fare finta di niente e comportarci come se non lo vedessimo.

Il centro sinistra (ma soprattutto il PD), durante la campagna elettorale ha mancato di coraggio e peccato di poca chiarezza sui temi e sulle proposte, lasciando intendere che un suo governo sarebbe stata una sorta di continuità di quello precedente. Bersani ha introdotto il tema europeo senza indicare quale strada, se quella dell'Europa monetaria e finanziaria dei popolari, conservatori e liberisti o quella delle genti dei socialisti e democratici. L'Europa dell'austerità o della crescita.

Ci si ritrova oggi ad avere un governo debole, di continuità (piuttosto che di responsabilità), soggetto a ricatti quotidiani (riconducibili a questioni completamente slegate dai problemi del Paese) da parte di chi oggi governa pur avendo perso le elezioni.

Sostenere il governo senza farne parte direttamente (e le responsabilità di ciò vanno prioritariamente attribuite al PD), rappresenta un atto di responsabilità e la contemporanea possibilità di avere le "mani libere" per poter delineare le nostre proposte, anche le più coraggiose, e condividerle con chi ci sta.

Diritti civili, diritti sociali, etica pubblica e nuovo repubblicanesimo, riforma delle istituzioni sono temi che vanno sviluppati anche sulla scorta di esperienze già avviate in precedenza dal nostro partito, sia a livello nazionale che locale, lamentando però una colpevole discontinuità. Non è sufficiente sostenere che i socialisti determinati temi ce l'hanno nel DNA, campando di rendita dei successi passati. Bisogna tutti rimboccarci le mani e essere certi che i temi che si affrontano e si sottopongono ai cittadini siano duraturi e che vi sia chiara corrispondenza tra locale e nazionale. L'estensione dei diritti civili, così come la difesa di quelli acquisiti devono essere nostre battaglie non solo nominali, ma condivise, anche in questo caso con chi le sostiene.

La questione dei diritti sociali invece, non può prescindere da un inquadramento economico, indirizzando una forte critica, peraltro talvolta già denunciata, alle cause che hanno determinato l'attuale crisi economica e alle dubbie politiche che l'Europa monetaria liberal-conservatrice, e conseguentemente l'Italia, hanno perseguito fino ad ora.

La questione economica, del lavoro, del controllo nel processo di produzione del reddito e nella sua possibile redistribuzione, rimane tema centrale della politica del nostro, come di ogni altro partito socialista. Gli stessi temi dei diritti civili, come dei diritti sociali e del welfare perdono forza e consistenza senza la prima e principale libertà, anche in un'ottica di nuovo repubblicanesimo, che è quella dalla dipendenza economica, dalla mancanza di lavoro e dalla povertà.

La riforma delle istituzioni deve essere aperta a tutte le forze parlamentari e indipendente dalla compagine governativa. L'attuale configurazione quadripolare del parlamento ha buone potenzialità di condurre dette riforme.

E' assolutamente necessario, (poiché l'uscita dalla crisi non è determinabile solo a livello nazionale) e propedeutico alla prossima campagna elettorale per il rinnovo del parlamento europeo, rafforzare il nostro legame con il PSE. L'appartenenza del PD all'eurogruppo Alleanza progressista dei socialisti & democratici, la nostra appartenenza al PSE, e la richiesta di adesione al PSE, anche da parte di Sinistra ecologia e libertà, ripropongono la necessità della riproposizione di un'alleanza PD-PSI-SEL, una rinnovata Italia Bene Comune. L'unione europea è l'orizzonte minimo sulla quale impostare la necessità di un importante cambiamento politico.

Vale la pena quindi, indipendentemente dal fatto che il PD stia al governo, SEL all'opposizione e noi si sostenga il governo senza esserne parte, ritrovare un'area comune di condivisione in preparazione della prossima scadenza elettorale europea. In quest'ottica, indicare anche al PD la strada del socialismo democratico come quella più percorribile, in Italia così come in Europa, dovrebbe essere il nostro compito.

Occorre, però, anche da parte nostra, coerenza rispetto alle politiche europee perseguite dal PSE. Le aspirazioni europeiste dei socialisti francesi e di altri paesi europei devono essere anche le nostre e le altre formazioni politiche che si rifanno all'eurogruppo APS&D, devono essere incalzate su queste posizioni.

In tale contesto, se è vero che nessun partito vive fuori da alleanze, auspichiamo che queste alleanze non siano più genericamente a "geometrie variabili", rincorrendo troppo frequentemente momenti e casi specifici, né tantomeno "meri cartelli elettorali", ma piuttosto solide e durature coalizioni progettuali, basate su idee e programmi condivisi, nel pieno riconoscimento di tutti i soggetti appartenenti e delle loro diverse sensibilità. Tanto più che anche i piccoli partiti possono collaborare al successo di una coalizione. Il centro sinistra è stato, è e dovrà continuare ad essere il nostro naturale alveo. Vi deve essere però più rispetto tra le forze politiche della stessa coalizione (piccole e grandi che siano), perché esse sono tra loro complementari e non antagoniste, indipendentemente dalle diverse storie politico culturali.

Come Psi, dobbiamo attrezzarci al cambiamento e agli impegni che ci attendono. Riteniamo necessario che il ricambio non sia solo, fisiologicamente, generazionale, e nemmeno il semplice raggiungimento di un traguardo, ma al centro di uno sviluppo di prospettive di una partecipazione di individui che sappiano ispirarsi al senso del comune impegno politico di rappresentanza, sintesi di una squadra che ponga alla base dell'interagire la questione della ricomposizione fondata su un'attenta lettura della realtà odierna (sapendo guardare alle questioni locali e nazionali e contemporaneamente alle dinamiche europee e globali che riguardano la grande famiglia del socialismo europeo ed internazionale), l'interpretazione delle problematiche e una spiccata prospettiva politico progettuale. Impegno, competenza e passione devono essere requisiti essenziali delle scelte.

In questo senso, crediamo che sia finita e non sia più prorogabile l'era del sopravvivere con piccoli stratagemmi, con la tattica fine a sé stessa , sempre alla ricerca di altre debolezze per alleanze che durano fino all'esito delle elezioni. Abbiamo vissuto in questo modo per vent'anni, un'intera generazione, adesso è ora di una strategia che abbia grande respiro e le elezioni europee del prossimo anno sono una grande occasione, per la prima volta non voteremo per i partiti nazionali ma dovremo scegliere un campo ben definito: o il PSE o il Partito Popolare! Noi la scelta l'abbiamo fatta da tempo, e la nostra strategia non può che essere quella dell'alleanza con chi sceglie il campo del Socialismo Europeo.

"Il futuro ha un cuore antico" e solo una adeguata interpretazione del presente ci fa intravvedere il nostro orizzonte. Saper vedere la "trave" della speculazione finanziaria (e tutto ciò che ancora oggi ne consegue), lasciata libera di agire perché la politica si è lasciata sottomettere ad essa è per noi doveroso. La "pagliuzza" invece sono le diatribe formali di appartenenza e poco sostanziali. Nostra scommessa è essere capaci di proporre "buone politiche", regolatrici della finanza e correttrici delle sempre crescenti disuguaglianze, che sappiano creare le giuste ed eque condizioni economiche (in concerto con gli organismi di cui l'Italia fa parte) per garantire la "crescita" e quindi il diritto al lavoro. Infine, saper individuare nella "crescita" l'occasione per uno "sviluppo sostenibile", tutelando le potenzialità artistiche, culturali e paesaggistiche del nostro territorio, da un lato e rivitalizzando il Paese, dall'altro, attraverso la valorizzazione delle proprie "eccellenze".

Avanti!

Michele Bertaggia

Giorgio Brero

Pier Luigi Camagni

Luca Fantò

Paola Poli

Ilda Sangalli Riedmiller

Paolo Trovato