Addio PDL, anche senza L

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Un fracasso per Silvio, certamente, ma anche per i gerarchi del Pd. La valanga di sì ai quatro referundum sembra chiudere l'epoca del bipolarismo dei simili, dei pragmatismi senza principi. Il Pd può ben dire che i suoi elettori hanno contibuito alla vittoria dei sì proprio come i suoi elettori hanno contribuito alla vittoria di candidati avversati e subiti dal Pd alle recenti amministrative. Perchè il Pd è un contenitore di "voti buoni" ma senza una politica e quei voti hanno finalmente trovato e premiato le politiche di chi una politica ce l'ha. Ad esempio quella "semplice semplice" che i servizi li deve garantire lo stato, visto che i citadini pagano le tasse allo Stato, non ai privati.

Così se il referendum manda in soffitta il liberismo pro doma sua di Berlusconi, non può che mandare in soffitta anche il liberismo senza principi del Pd, un partito che ha rinunciato a qualsiasi valore di sinistra in nome della convinzione che morto il comunismo sovietico fosse sopravissuta solo la destra. A quella destra loro hanno cercato di dare i volto di una nomenklatura che eternizzava se stessa fingendosi "blandamente riformatrice", ma in realtà pronta a qualsiasi cedimento strutturale pur di confermare i membri della nomeklatura medesima a qualsiasi presidenza disponibile, da quella del Consiglio a quella del Condomio.

La sinistra "eterna", quella dei valori e non dei cadreghini pre o post-sovietici, ora può liberarsi dai gerarchi di ogni tempo: manca solo il pensionamento di B & B per dichiarare aperte le danze. Ma gli elettori di centrodestra che hanno votato sì le danze le hanno aperte davvero, questa volta. Nell'attesa di sapere se sarà Fini, Casini o qualcun altro a dare loro una nuova voce è auspicabile che anche dall'altra parte si cominci a costruire la nuova casa comune dei riformisti, senza nomenklature.

Il Mondo di Annibale