Ma CL non molla Milano

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Milano cambia: Arriva un nuovo sindaco, inizia la fine del berlusconismo, la Lega si ritira nelle sue valli. E ora sta per essere nominato un nuovo arcivescovo. E' un uomo vicino a Comunione e liberazione; esce di scena invece, dopo nove anni, il cardinale Dionigi Tettamanzi. In Italia qualcosa si muove, ma la Chiesa non se ne accorge, fa finta di niente, si volta dall'altra parte e cerca nuovi equilibri di potere con gli uomini di sempre. Ma forse, dietro il gioco di sempre delle nomine episcopali e vaticane, s'intravede il segno di un declino che investe anche i sacri palazzi di Roma, la crisi di un regno e di una Chiesa. In quest'articolo uscito sul Riformista provo a raccontare in sintesi alcuni di questi avvenimenti.

Ogni nodo ormai sembra essere sciolto: il prossimo arcivescovo di Milano dovrebbe essere il cardinale Angelo Scola, attualmente Patriarca di Venezia, e la nomina potrebbe arrivare il 29 giugno. Da settembre un'accorta campagna stampa ha lanciato Scola verso Milano; la volontà assoluta della scelta è stata attribuita con enfasi al Papa, ma molte sono state le obiezioni lungo il cammino. I vescovi lombardi avevano dato altre indicazioni, e anche nella Curia romana non poche sono state le voci di dissenso. Nel frattempo il cardinale Tettamanzi subiva feroci attacchi dalle forze del centrodestra milanese, la Lega nord in primo luogo, ma non solo. Scola, in virtù della prossimità all'area di Comunione e liberazione, sembra essere dunque – nei desiderata della destra – l'uomo giusto. Le cose evidentemente non saranno così semplici, nonostante in un editoriale del 'Giornale', Mario Giordano, abbia invocato il cardinale ora alla guida della diocesi veneziana, come la salvezza per il dopo Tettamanzi. Quest'ultimo, da parte sua, ha difeso il principio di integrazione e cittadinanza per gli immigrati, l'idea di libertà religiosa per i musulmani, ha toccato di frequente temi sociali scomodi, ha parlato di povertà, di giustizia e di legalità. Ha declinato, insomma, il Vangelo della dottrina sociale senza reticenze o dimenticanze. Una libertà che a molti non è piaciuta.

Ora, però, Milano è al centro di una trasformazione davvero epocale: si è rotto per la prima volta un sistema di potere che, sul piano culturale e politico, andava avanti da prima della stagione di Mani Pulite. Nel crollo della destra e del modello berlusconiano, radicato nella "Milano da bere" degli anni '80, resta in piedi, sia pure gravemente ammaccata, Comunione e liberazione. A livello istituzionale è rappresentata da uno dei pochi leader ancora credibili del centrodestra, Roberto Formigoni, certo un po' consumato dalla lunga esperienza alla guida della Regione. Inoltre all'interno della stessa organizzazione fondata da don Giussani, il cui erede spirituale è don Julian Carron, si è aperto – dopo il voto – un dibattito sui legami troppo stretti costruiti da Cl con il potere politico ed economico. In questo contesto difficile si collocherà dunque il cardinale Scola. Tettamanzi, da parte sua, celebrerà tre beatificazioni in Piazza Duomo domenica prossima, e questo sarà l'ultimo atto di un governo che va avanti dal 2002. Il suo mandato doveva concludersi nel 2009 fa quando raggiunse i 75 anni di età, ma il Papa gli ha concesso due anni di proroga. Un periodo che il porporato non ha certo sprecato.

Scola, 70 anni, è un intellettuale, ha lanciato a Venezia la rivista 'Oasis' che è anche un centro studi, per costruire ponti fra oriente e occidente, fra cristianesimo e Islam. Ha parlato, a proposito della nostra epoca, di "meticciato di civiltà", ha quindi promosso un confronto fra identità religiose forti che cercano valori comuni di convivenza, libertà e cittadinanza. Il suo avversario per Milano era il biblista e cardinale Gianfranco Ravasi, chiamato dal Papa alla guida del dicastero vaticano della cultura. Molti nomi sono poi emersi in questi mesi come alternativa a Scola, ma nessuno decisivo: anche quello del cardinale Angelo Bagnasco, ora a Genova, è stato parzialmente bruciato dallo scandalo di don Seppia, il sacerdote genovese accusato di prostituzione e spaccio. Fra le personalità emerse in questi mesi, quelle di vescovi come Luciano Monari di Brescia, Diego Coletti di Como, Bruno Forte di Chieti, Gianni Ambrosio di Piacenza, e poi Pietro Parolin nunzio in Venezuela. Molti di loro godevano di un consenso ampio all'interno della Chiesa. Sta di fatto, in ogni caso, che le grandi diocesi del nord – da Genova a Torino a Milano, passando per Bologna – sono tutte appannaggio di una chiesa moderata e spesso conservatrice. E tuttavia a giudicare dalla partecipazione cattolica ed ecclesiale agli ultimi referendum, sembra che una vasta area progressista sia ormai sottorappresentata ai vertici dell'episcopato italiano.

Francesco Peloso

il Riformista