Il corpo sequestrato

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L'amica e compagna Nadia Butini, scriveva questo intervento circa due anni fa. Lo pubblico oggi, vista la sua attualità.

Pier

Prima solo quello della donna, tra poco quelli di tutti/e le cittadine e i cittadini italiani. Da una parte la legge sulla fecondazione assistita, pochi giorni fa "corretta" dalla Consulta in alcune parti (le più lesive per la salute dell'aspirante madre), dall'altra quella sul cosiddetto testamento biologico, ancora in discussione, dovrebbero farci soffermare con più calma, andando al di là della protesta in sé, sul significato profondo di atti legislativi che vorrebbero disporre della nostra stessa vita. Così mi sono tornati alla mente due libri: di un filosofo (Giorgio Agamben, "Homo sacer", Einaudi 1996) e di uno storico (Adriano Prosperi, "Dare l'anima", Einaudi 2005). Perché in entrambi, al di là del tema affrontato, possiamo trovare considerazioni, riflessioni, fatti che aiutano a capire ciò che sta accadendo.

Prosperi parte dall'analisi documentaria di una vicenda risalente al 1709 (la condanna a morte di un'infanticida a Bologna) per affrontare il tema dell'identità personale e del suo costituirsi nel tempo. Ma la parte del libro che più colpisce è quella che riguarda la sorte delle donne in procinto di partorire e a rischio di morte, dove l' indisponibilità del corpo femminile e della sua vita sono assolute. L'ossessione per il battesimo salvifico, che al tempo stesso conferiva un'identità e permetteva di essere riconosciuti come componenti di una società, aveva portato a teorizzare che i neonati potessero essere salvati dalla dannazione eterna se si fosse riusciti a "dare l'anima" : per questo bastava che il loro corpo venisse a contatto dell'acqua benedetta. La prassi, risalente al medioevo, fu rinverdita nell'età controriformista e si caratterizzava per la preminenza data alla salvezza spirituale del feto sulla stessa vita della madre. Così Giovanni Battista Sacchetti nel 1597 registrò un intervento chirurgico sulla moglie incinta appena morta "subito sparata per veder di dare l'anima alla creatura". E tornò cosi in auge il cesareo, tecnica prediletta per "dare l'anima" al neonato, morto o vivo che fosse. Prosperi racconta poi di un ecclesiastico siciliano, tale Emanuele Cangiamila, fermo sostenitore dell'Intervento del chirurgo accanto al prelato per "estrarre tante creature dal ventre materno e battezzarle appena in tempo". "Certo –osserva Prosperi – le partorienti avevano accolto con terrore quelle visite che annunciavano loro la prossima morte. Ma l'uomo di chiesa consigliava a chi voleva seguire il suo esempio di essere piamente inesorabili: bisognava ricordare a quelle madri che il matrimonio era giustificato dal fine di dare dei figli al cielo. Pertanto era loro dovere accettare prontamente e senza resistenze il sacrificio della vita. Era una dottrina che si fondava su un'idea della funzione materna dove la tradizionale misoginia ecclesiastica si sommava a nozioni moderne di sviluppo della vita intrauterina: la miscela che ne risultò doveva rivelarsi micidiale per le gestanti ". Fatte le debite differenze, in cosa è diverso, nella sostanza, l'atteggiamento dei politici cattolici nostrani che, altrettanto piamente inesorabili, antepongono le ragioni del feto a quelle della donna ? per esempio quando, nel comma 3 della legge 40, non prevedono che il trasferimento degli embrioni debba essere effettuato senza pregiudizio per la salute della donna o come quando, nel comma 2, la condannano alla tortura di ripetuti tentativi di fecondazione con la limitazione all'impianto di tre embrioni.

Dal libro di Agamben traggo una sola riflessione: quella che riguarda la biopolitica, ossia la forma assunta oggi dalla politica, che implica la politicizzazione della vita stessa. Oggi la "nuda vita" (teorizzata da Walter Benjamin come vita naturale, biologica, esposta alla violenza del diritto e costituente primario del potere sovrano), o "vita sacra", è stata ormai inclusa nell'ordine statuale e giuridico, così che l'uomo per diventare cittadino e partecipare alla vita politica mette in gioco la sua stessa esistenza. È attraverso il significato attribuito alla "nuda vita" che si esprime la nostra soggezione al potere. Alla luce di queste poche riflessioni la lotta contro la nuova legge sul testamento biologico diventa lotta del cittadino contro un potere che vuole assoggettarlo interamente, riducendolo a "homo sacer".

Nadia Butini

Lega dei Socialisti Novara