Il sonno di Eros

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Dai verbali, dai racconti e dalle descrizioni che riempiono le pagine dei giornali sul "caso Ruby" , emerge una visione cupa dell'eros. Non più l'incontro con l'altro, il timore e lo stupore della scoperta, l'emozione della "terra incognita", ma la reificazione del corpo, l'ossessione meccanica del piacere fine a se stesso,la paura dell'altro/a e quindi la sua umiliazione e sottomissione. C'è una distanza infinita tra la donna che "vuole" sottomettersi al desiderio, e a sua volta sottomette nel desiderio, e la donna che soccombe, si cancella come individualità, chiude gli occhi per non vedere "l'altro" che forse le fa orrore e paura, solo per un tornaconto, per un interesse materiale. Visione cupa per la ripetizione ossessiva e ossessionante, per la ritualità oscena, per il meccanico e sempre uguale succedersi dei gesti e degli atteggiamenti. In un solipsismo disperato, da crepuscolo degli dei.

Nessuna allegria, nessuna "joie de vivre", piuttosto la fuga disperata dalla morte invano negata.

Non sfugge in questo quadro avvilente l'aspetto culturale e politico: una vera e propria antropologia fascista, ancora diffusa tra italiani di destra e di sinistra, radicalmente antidemocratica, che in circa vent'anni ha fatto invecchiare tanti uomini e tante donne in questo paese, riportandoli al ventennio. Antidemocratica perché nega l'uguaglianza, la dignità, la parità di diritti e soprattutto la libertà di più della metà della popolazione: le donne. Sono riusciti a ricacciarci indietro, con la complicità di tutti.

Non stupisce quindi l'indulgenza manifestata da tanti italiani/e verso i "capricci viziosetti" del cavaliere, che Ilvo Diamanti ha registrato in una delle sue mappe, quella pubblicata il 31 gennaio su "la Repubblica". Non stupisce neppure che la maggioranza degli italiani abbia nella mente una gran confusione valoriale (intendendo per "valore" quella regola morale, quella tensione ideale, quell'"andare verso" che agisce nel rispetto della propria e dell'altrui libertà). Stupisce invece, amaramente, che questa indulgenza venga più da donne che da uomini. E soprattutto dalle più giovani. Così possiamo misurare l'entità del danno morale, culturale e psicologico procurato a un'intera generazione, che è stata privata della possibilità di scegliere la propria via all'eros, prigioniera, accecata dai lustrini e dai balocchi di una sessualità mercantile, da una vecchia e stanca immagine del sesso imposta prima attraverso i media, poi attraverso la potenza persuasiva del potere, da un vecchio signore che della sua vita privata ha fatto uno spettacolo perpetuo.

Anche il sonno di Eros può generare mostri.

Nadia Butini