Il mondo ha bisogno di socialismo!

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Comunque si chiuderà il tiro alla fune tra democratici e repubblicani sul tetto al debito pubblico, a rimetterci sarà quel poco di stato sociale che Obama aveva introdotto in un paese che di stato sociale ne ha ben poco.

In Europa, la politica dei governi di destra che guidano la comunità, ha già prodotto i suoi danni sullo stato sociale.

In Italia la manovra finanziaria massacra quelle che chiama "agevolazioni fiscali" (per esempio le detrazioni per figli handicappati) ma che altro non sono che pilastri dello stato sociale.

I guasti del capitalismo finanziario si riversano perfidamente sull'orgoglio del compromesso capitale-lavoro rappresentato dal Welfare State. E ciò perché i soldi che lo stato ha regalato alle istituzioni finanziarie, sono usate da queste per speculare contro il debito pubblico che per la più parte, è sorto proprio per aiutare le stesse istituzioni finanziarie. Gli abbiamo dato dei soldi perché speculassero contro chi li ha salvati. Altri istituti finanziari prendono in prestito dalle banche a tassi vicini allo zero quei soldi che poi reinvestono in titoli di stato con un notevole differenziale di interesse.

Per quel che riguarda i Credit Default Swaps notiamo che le istituzioni finanziarie ne hanno emessi in grande quantità. Ma se adesso entrassero in default Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia si genererebbe quel "credit event" che costringerebbe le istituzioni che hanno emesso i CDS a pagare cifre iperboliche. E noi per non far fallire chi ha emesso i CDS siamo costretti a salvare la Grecia in modo per cui il default non appaia tale ( e non appare tale perché le banche accettano la ristrutturazione del governo greco – e cioè costituirebbe default- volontariamente e ciò non si chiama default).

Insomma il perfido e fallimentare capitalismo finanziario non demorde e scarica tutte le sue malvagità sul popolo produttore e lavoratore.

Più classismo di così è impossibile immaginare. Come se ne esce? Mi chiedeva qualcuno: con una guerra o con la rivoluzione (molti plaudono all'Islanda).

Purtroppo una guerra non può essere esclusa; si pensi ai crediti che la Cina ha verso gli USA e ai danni che una svalutazione del dollaro comporterebbe al popolo cinese. Rimando al mio articolo "The big one" per approfondire i perversi rapporti Cina-USA. Siamo purtroppo su un crinale che non promette niente di buono.

Una rivoluzione? Sarebbe auspicabile per sotterrare definitivamente il capitalismo finanziario, e far riemergere i valori del LAVORO.

Sarebbe sicuramente una rivoluzione l'alleanza tra mondo del lavoro e imprenditoria produttiva, unita in un compromesso che valorizzi parametri reali: produzione, pieno impiego, produttività, reinvestimento degli utili, innovazione, ricerca, merito. Spazzando via lo yuppismo, le "Milano da bere", le rendite fondiarie e finanziarie, i guadagni non lavorati, le naked short sales, gli Eft, i subprimes, i futures, gli swaps, le cartolarizzazioni, le società di rating, i flash traders, etc. etc.

Sarebbe sicuramente una rivoluzione se all'egemonia del capitale si sostituisse l'egemonia del lavoro. Se le crudeli e lugubri rappresentazioni di borsa (volatilità, differenziali a breve, utili generati da aggiotaggi e perdite conseguenti, scommesse sui default, etc.), si desse attenzione agli indicatori di piena occupazione, di redditività a lungo termine, di costruzione di infrastrutture, produzione di servizi sociali diretti ai bisogni di chi produce.

Risuona ancora una volta l'alto appello all'unione dei lavoratori di tutto il mondo. Il mondo ha bisogno di socialismo!

Certo che tuttavia, con il debito che ci troviamo, dobbiamo dar fiducia a chi ci ha prestato i soldi che siamo in grado di restituirli. Le strade sono due: a) aumento del PIL e a questo la rivoluzione dell'alleanza dei produttori è una risposta seria e credibile (molto di più delle furbate alla Tremonti); b) dimostrare la capacità dello Stato di trovare risorse per ripagare parte del debito; ancora oggi sul Corriere della Sera Giuliano Amato torna a parlare di patrimoniale sulle grandi ricchezze come estrema ratio. Estrema sì ma sempre più impellente.

P.S Ci hanno sempre indicato come esempio da seguire il nazionalismo statunitense; quello del "Good or bad, my country". L'esempio che stanno dando in questi momenti i Tea Party americani sconfessano completamente il nazionalismo statunitense, cui possiamo contrapporre la "coesione" napolitaniana con cui è stata approvata quella schifezza di manovra. Troppa atmosfera da libro "Cuore" forse un po' più di trade-off si poteva trovare.

Renato Costanzo Gatti

Socialismo e Sinistra