Documento politico

  • PDF

Documento politico della Sinistra Socialista per il Consiglio Nazionale PSI del 10 settembre

L'equilibrio politico esistente in Italia viene ormai nuovamente messo in discussione a livello internazionale per la sua incapacita' a garantire la coesione del Paese sulla adesione ai nuovi processi di integrazione finanziaria mondiale, necessari ad arginare gli scompensi della crisi del debito del sistema bancario e finanziario, e le ricadute recessive da essa indotte nei sistemi economici piu' sviluppati.

Questi processi sui quali viene misurata la affidabilita' dell'intera classe politica del paese implicano una ulteriore compressione di ciò che resta delle sovranità nazionali, necessaria a garantire il superamento degli effetti della esplosione della bolla finanziaria attraverso la sterilizzazione pressochè totale dei bilanci pubblici , ormai non piu'solo piu dei paesi meno competitivi d'europa,ed un ulteriore livello di smantellamento di ogni rigidita' nei rapporti sociali e produttivi nel tentativo di riattivare un processo di crescita economica.

Ancora una volta purtroppo la sinistra ufficiale si illude di poter cavalcare questo attacco alimentando una promessa di maggiore affidabilità, sperando in tal modo di supplire alla propria incapacità di costruire un consenso maggioritario nel paese attorno ad una propria autonoma proposta alternativa di modello di sviluppo.

Purtroppo lo schieramento Socialista europeo mantiene ancora una incertezza di fondo sulla definizione di un concreto programma di ristrutturazione democratica della costruzione istituzionale comunitaria, su cui riunificare polilticamente le forze della sinistra di ognuno dei singoli paesi dell'Unione Europea.

Un nuovo progetto istituzionale capace di invertire in modo deciso, in favore della sovranità democratica liberamente espressa dalle popolazioni d'europa, l'attuale rapporto di assoluta subalternità esistente tra il momento delle decisioni politiche delle comunità nazionalie e le tecno strutture finanziarie che a livello mondiale e continentale orientano in modo assolutamente vincolante le scelte dei governi, utilizzando palesemente l'intervento "correttivo" dei mercati, governati da fonti di concentramento di entità finanziarie enormi, superiori alla stessa capacità di spesa degli stati nazionali più sviluppati, in grado di essere movimentate con tempestività impressionante, che agiscono letteralmente a comando sulla base di imput diretti palesemente a forzare le scelte economiche e sociali dei paesi verso linee di indirizzo, anticipate e progettate negli organismi finanziari sovranazionali secondo schemi rigorosamente neoliberisti finalizzati a garantire una piena compatibilità delle scelte di sviluppo alle logiche del sistema finanziario globale.

Rispetto al '92 esiste però una differenza sostanziale che potrebbe costituire la base di partenza per la ricostruzione di un grande blocco democratico riformatore in tutte le società economicamente più sviluppate, teatro principale degli effetti della crisi finanziaria globale.

Mentre nel '92 i processi di integrazione forzata erano diretti a costituire lo scenario istituzionale di un modello apparentemente di crescita, oggi tutte le opinioni pubbliche hanno chiaro, di fronte a sè, come le attuali forzature compiute dalle istituzioni finanziarie protagoniste dei mercati nei confronti dei sistemi economici ed aziendali dei paesi in difficoltà di bilancio sono esplicitamente finalizzate a fare ingoiare alle forze sociali dei paesi tradizionalmente più sviluppati, il prezzo di un riequilibrio difficilissimo tra la situazione deficitaria del bilancio degli stati, le stringenti esigenze di produttività dei rispettivi sistemi economici rispetto alla concorrenza mondiale, gli eccessi di liquidità privata esistenti nei mercati finanziari rispetto alla ridottissima possibilità di nuova emissione monetaria da parte delle banche centrali, e l'indebitamento massiccio che grava su tutto il sistema bancario-assicurativo e finanziario mondiale.

Questa consapevolezza diffusa dei limiti di un sistema economico integrato a livello sovranazionale, in cui l'elemento finanziario agisce ormai in contrasto con gli interessi, reali e concreti, delle comunità dei produttori, dei lavoratori e degli stessi imprenditori, può costituire la base sociale di un nuovo grande patto democratico, nei popoli e tra i popoli, verso un nuovo modello di rapporti economici e sociali, in cui l'economia reale, la qualità concreta dei rapporti interpersonali, sociali, e produttivi, i parametri di valutazione della ricchezza sociale effettivamente goduta dai cittadini, la riqualificazione dei consumi all'interno di un più generale processo di maturazione culturale delle società sviluppate, possono tornare ad essere le pietre angolari di un progetto di rinascita democratica della società.

Il Partito Socialista deve quindi lavorare lungo questa direttrice di azione, cercando di costruire una rete di alleanze politiche con tutte le forze ed i movimenti interessati a riprendere le fila di un ragionamento critico sulle scelte di politica economica e sociale, solo apparentemente neutre, che le classi dirigenti delle società dell'occidente democratico, più o meno convintamente, si predispongono a proporre, in apparente assenza di alternative.

Sulla base di questa impostazione complessiva occorre evidenziare come L'ipotesi di un Governo di unità nazionale può essere avanzata dalla Sinistra esclusivamente allo scopo di costruire un Governo di largo consenso nazionale che sia in grado, in virtù del suo alto livello di rappresentatività, sociale e politica, di resistere alle richieste di compressione dello Stato Sociale, e di sterilizzazione della sovranità nazionale proveniente dalle autorità finanziarie sovranazionali, in grado di riuscire ad attivare, sulla base di una diversa progettualità, meccanismi di crescita fuori dai dettami e dalle strettoie liberiste e monetariste indicate dagli organismi finanziari internazionali quale via obbligata per sottrarre il sistema economico del paese al tiro al bersaglio indiscriminato da parte dei fondi di investimento privato che governano con logica assoluta i mercati mondiali.

Non può essere invece in alcun modo proposta , come purtroppo e' avvenuto finora, una soluzione di unità nazionale al solo scopo di costruire un quadro politico nuovo in cui venga avviata una progressiva sostituzione del centro-destra sul terreno di una maggiore affidabilità garantita al sistema finanziario mondiale da parte di una nuova classe dirigente, espressione della sinistra ufficiale.

L'attacco dei mercati finanziari alle nostre equity ed ai nostri Bond , avvenuto peraltro a manovra approvata ed a Stress test bancari superati ,è stato il segnale di un attacco generale di natura e portata sistemica che travalica le valutazioni sulla compatibilita' dei nostri conti pubblici , ed e' chiaramente diretto a modificare nuovamente il sistema politico del nostro paese.

La sinistra, se vuole sopravvivere politicamente a questo disegno diretto a favorire una ulteriore involuzione dei rapporti sociali, deve quindi congegnare una linea che ponga al centro della sua proposta il ripristino della capacita'di un vero sistema politico di governare e regolare i processi economici -sociali e finanziari reali, e di progettare ed attuare gli interventi di programmazione e riforma necessari a dirigerli ed orientarli , e non la difesa delle dispendiose prerogative di una casta parassitaria ed autoreferenziale, contemporaneamente esosa e subalterna.

Non può piu' comunque accadere che di fronte ad una politica di tagli di bilancio, che comincia a far considerare l'idea di imposte di natura patrimoniale perfino alle forze conservatrici piu' responsabilii, la sinistra non sia pronta per prima a mettere sul tavolo i risparmi sugli emolumenti del personale politico in servizio, la omologazione INPS dei sistemi di calcolo delle indennità pensionistiche di quello che ha cessato le funzioni, i tagli sulle guarentige e sui cerimoniali di tutte le istituzioni superiori dello stato, delle regioni e degli enti locali, la semplificazione dei livelli di governo degli enti locali, e la rivisitazione totale dei sistemi di nomina dei dirigenti degli enti e delle aziende pubbliche con l'abolizione dell'istituto delle consulenze esterne.

Il Partito Socialista deve in tal senso recuperare un approccio critico alla realtà che ci circonda, fondato sulla profonda convinzione di fondo che l'economia sia in realtà una scelta sociale assolutamente complessa, e non una scenza esatta che non lascia margini alla creatività individuale, pur nella logica considerazione di una equilibrata e realistica valutazione dei dati della realtà sociale e produttiva.

All'interno di questa impostazione di Fondo deve essere valutato dal Partito lo Sciopero Generale indetto dalla Cgil per il 6 Settembre a cui la Sinistra Socialista ha gia ' espresso il proprio assoluto appoggio, contrariamente alle perplessita' espresse dal segretario del Partito, che in nome di un atteggiamento favorevole a quel tipo di politica di unità nazionale, peraltro dimostratasi inesistente come prospettiva concreta, ha sostanzialmente sposato la posizione attendista della CISL e della UIL, non valutando la reale portata sociale della manovra impostata da Berlusconi-Tremonti e Bossi in adesione al diktat partito dai poteri forti finanziari internazionali, tradotto da ultimo in cifre dalla lettera riservata inviata da Trichet e Draghi al Governo Italiano.

A nostro avviso la Cgil , di fronte al confuso balbettare della sinistra " Parlamentare" , ha risposto con intuito e tempestivita', anche assumendosi l'inevitabile rischioso compito di esercitare un ruolo di supplenza sostanziale del momento politico, alla primaria esigenza di trasmettere a tutto il corpo sociale del paese un chiaro ed inequivoco segnale critico rispetto alla iniquita' sostanziale di una manovra correttiva dei conti pubblici compiuta dal governo

attraverso un accordo che salva gli interessi delle fasce alte delle ricchezze patrimonialei, taglia pesantemente i servizi sociali, e finisce per garantire in modo quasi neo-corporativo gli interessi stretti delle proprie rappresentanze elettorali.

Di fronte a tale necessita' , non risolta assolutamente sul terreno strettamente politico dalla insipienza politica della sinistra ufficiale , ancora stupidamente attardata su una, peraltro inesistente ed illusoria, ipotesi di governo di unita' nazionale, concepita come come strumento di deleggittimazione di Berlusconi sul terreno della affidabilita' internazionale della nostra classe di governo, tutte le questioni connesse con il recupero della unita' sindacale sono logicamente passate in secondo piano di fronte ad una evidente necessita' di rappresentare e difendere le ragioni di un fronte sociale maggioritario nel paese reale, evitando opportunamente di consentire al governo di chiudere tranquillamente, e senza lo scotto di una contestazione sociale maggioritaria esplicitata in forma consistente e consapevole , le proprie contraddizioni interne attraverso un accordo blindato, che in assenza di una opposizione frontale avrebbe potuto perfino comprendere, ben oltre lo stesso gia grave disposto dll' art 8 del testo del decreto, maggiori ulteriori misure restrittive sul terreno dei rapporti di lavoro , delle relazioni industriali ,e della precarizzazione dei rapporti di lavoro.

La Cgil attraverso questo grande atto di coraggio ha inoltre evitato che le ragioni della rappresentanza degli interessi deboli venissero lasciate ad aree politiche e sindacali non interessate nell'immediato a costruire una politica di alleanze sociali attorno ad un programma alternativo di governo in cui le ragoni della innovazione e della produttivita' vengono affrontate all'interno di una nuova contrattualita' sociale e politica di sistema con il movimento dei lavoratori e le forze produttive in un quadro di programmazione e governo democratico dlle scelte.

La nuova posizione della Uil sullo sciopero generale del pubblico impiego dimostra del resto la lungimiranza dell'attacco " preventivo"della Cgil, e costituisce la fine dell'illusione delle altre sigle sindacali di poter irrobustire la propria rappresentanza sociale attraverso una concertazione esclusiva con un governo che ormai garantisce solo se stesso , ed e' addirittura arrivato a disattendere in toto le ragioni dello stesso imiziale accordo tra le parti sociali ,che lo aveva , purtroppo incautamente visti gli esiti, investito del compito di affrontare la emergenza finanziaria con una sorta di "mamdato nazionale" da svolgere con equita' e trasparenza, ed aveva costituito una prima ripresa di un nuovo rapporto unitario tra le confederazioni.

Bartolomei Franco

Ricciuto Enrico

Centrone Carmen

Falcone Anna

Camagni Pier Luigi

La Commare Giacomo

Cocchi Desiree

Mangano Manfredi

Trovato Paolo

Brero Giorgio

Sernaglia Pierluigi

Scavuzzo Gianfranco

Proti Giovanni

Vilonna Raffaele

Sangalli Riedmiller Ilda

Arancio Marilena

Bertaggia Michele

Chirico Maria Luisa

Burlando Angela Francesca

Lattarulo Vito

Poli Paola

Bartolucci Adriano

Nucera Carmelo Giuseppe

Lo Faro Lucio

Esposito Lorenzo

Marginesu Nino

Atzeri Paolo

Fanni Luisella

Stoppani Donatella

Roselli Giovanni

Caligaris Maria Grazia

Cocco Maria Cristina

Servello Alessia

Villa Loretta

Marconi Sciarroni Francesca