Un "Piano nazionale"

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Ricevo dall'amico Mattia Granata e volentieri pubblico. Una sola aggiunta a quanto dice Mattia e che mi vede concorde, noi siamo anche per la giustizia sociale, che è cosa diversa dalla semplice equità e che si può riassumere nell'affermazione di Pietro Nenni «Il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro».

Pier

Naturalmente ormai sappiamo tutti che le soluzioni non sono nazionali, particolari, ma sovranazionali, solamente europee.

E le abbiamo enumerate più volte (Eurobond, Bce, Politica di sviluppo europea); ormai c'e' un oscurato ma fluido e importante circuito di diffusione di tali idee.

Nondimeno la situazione impone un'analisi anche Italiana, strettamente italiana.

Da quando si annunciava alla fine dell'anno scorso l'assalto all'Euro, conoscendo le patologie "strutturali" - strutturalissime, quarantennali - del nostro paese, parlavamo di un "Piano nazionale".

O meglio di un "Piano della Nazione" avrebbe detto un turatiano, ispirato da un filone sempre snobbato ma fondamentale della nostra cultura economica e politica economica, quello socialista liberale.

Un Piano della Nazione, da coordinare a piani sovranazionali, europei.

Come dopo la Conferenza di Parigi, ricordate il Piano Marshall e l'Oece?

Oggi lo spettacolo è avvilente, e la fiducia crolla anche nei tifosi imperituri del governo tecnico, tifosi per sfiducia nei partiti e nella loro cultura di riferimento.

Questi ultimi, i partiti, stanno dando uno spettacolo di ipocrisia e irresponsabilità, il timbro ceralaccato sulla loro inutilità nella seconda repubblica; inutili se non a far danni.

In un orrendo doppio gioco, sapendo di dovere - per lo "stato di emergenza" - appoggiare questo governo e i suoi provvedimenti - anche per non doverli assumere loro - essi appoggiano con parole di circostanza, ripetendo la lezione. E con l'altra mano, ossia nelle telefonate private e nei corridoi, alimentano il doppio gioco: "io non ho alternative, ma è una vergogna, tu agisci".

Così il maggior partito della sinistra, manda avanti le parti sociali: sia chiaro, in questa fase titolate a farlo.

E il maggiore partito del centro destra, manda avanti i suoi giornali, che oggi bastonano Monti con durezza, inusitata.

Cosi', pensando di passare la nottata, il partito "muro" e il partito "appoggiàti al muro", garantiscono che da questa fase, usciranno a terra, crollati e schiantati dalla loro insufficienza storica. Insufficienza che risulta palese nella valutazione di questa manovra.

Ora: i ragionieri tengono i conti, i politici indicano l'orizzonte, tenendo conto dei conti.

Questa manovra e', ancora, il prosieguo di quelle estive. E'tutto a bocce ferme.

Tanto entra, tanto esce; aumenta l'entrata, diminuisci l'uscita.

E il dibattito intorno è tutto sugli strumenti (le voci di entrata e uscita), infatti, al limite sui principi generali (l'equità). Ma per tutto ciò bastava un mediocre tecnico della partita doppia, un commercialista di provincia, un Tremonti. Questa non e' una manovra, e' un parcheggio da fermi.

Dove è la politica economica? Dove è la prospettiva? Dove è la scansione temporale?

Cari Bocconiani e banchieri, vediamo di dirvela con parole che comprendete: dovete redigere un business plan, non un conto economico.

Il primo anno tale, il secondo anno tale, il terzo anno talatro.

Ma un business plan del paese, a condizioni date. Questa e' la difficoltà: le condizioni sono pessime, ma tant'e'. Un paese non è un'aziendina, ma tant'e'. E vi è pure l'aggravante di dovere mettere a punto e ristrutturare anche i dispositivi del congegno stato

Questo si chiede a cervelli pensanti. Non una partita a bocce ferme.

Negli ultimi venti anni, al di là di finanziarie del tanto entra tanto esce poi si vedrà, non c'è stata alcuna politica economica, alcuna politica industriale, alcuna politica agricola, alcuna politica di sviluppo.

Nessun piano per questa nazione, nessuna rotta o, almeno, traiettoria.

Fatelo ora, perchè se partirà un piano di salvataggio europeo, il nostro piano andrà coordinato con gli altri, non giustapposto, e lì starà il difficile.

...

Noi stiamo dalla parte dei tagli (delle spese improduttive, delle inefficienze, delle torbide burocrazie, e non dei fondamenti dello stato del benessere), stiamo dalla parte dell'efficienza, del mercato, della concorrenza.

Stiamo dalla parte del "rigore" (che non è "austerità") e delle riforme strutturali.

Ma devono tendere a qualcosa: una ricostruzione fondata su sviluppo e piena occupazione.

Altrimenti i conti a posto servono a leggerseli la sera prima di andare a letto, alla vostra età.

...

Un piano della Nazione, questo è l'unico modo, difficile, forse impossibile, non per passare la nottata.

Ma per alzarsi dal letto, quando sarà.

Per passare alla Storia.

Mattia Granata

mattiagranata.it